Clima, a Parigi trattative difficilissime. Cina e India frenano sugli impegni: “dobbiamo ancora crescere

Ambiente contro sviluppo: malgrado l’impegno univoco a combattere la pericolosa ‘escalation’ climatica, tra gli oltre 150 leader presenti alla conferenza di Parigi, sono già emerse significative differenze.

Se gli occidentali, compresi i ‘pentiti’ Usa, spingono per un accordo preciso e vincolante, sono i cosiddetti giganti emergenti, Cina e India soprattutto, a frenare, chiedendo che la protezione dell’ambiente non comprometta il diritto alla crescita economica. Il concetto e’ stato espresso chiaramente dal premier indiano, Narendra Modi, secondo cui “sviluppo e protezione dell’ambiente devono procedere di pari passo”.

“La giustizia vuole che, con il poco carbone che ancora possiamo bruciare in modo sicuro, i Paesi in via di sviluppo possano crescere”, ha scritto Modi in un intervento sul Financial Times. “Gli stili di vita di pochi non devono eliminare le opportunita’ dei tanti ancora ai primi passi della scala dello sviluppo”. La posizione e’ condivisa con il primo ‘inquinatore’ mondiale, la Cina, il cui presidente Xi Jinping a Parigi ha confermato l’impegno di Pechino a raggiungere il picco di emissioni entro il 2030. Tuttavia ha anche ribadito, in base al cosiddetto principio della ‘responsabilita’ differenziata’, che la lotta a cambiamenti climatici “non dovrebbe negare le legittime necessita’ dei Paesi in via di sviluppo di ridurre la poverta’ e migliorare gli standard di vita della propria popolazione”.

Nel suo intervento al summit, anche il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, ha puntato il dito contro i Paesi occidentali ricchi “taccangi” e “smodati”. “E’ illogico che i Paesi ricchi non soltanto si dimostrino taccagni nel fornire a quelli poveri i mezzi per contrastare il surriscaldamento globale, ma che addirittura siano smodati nel voler gravare noi del compito di rimettere in ordine il pasticcio che essi stessi hanno combinato. Noi africani”, ha avvertito Mugabe, “non possiamo e non vogliamo farci carico di ulteriori obblighi, altrimenti intaccherebbero le nostre aspirazioni allo sviluppo, e in particolare i nostri sforzi per estirpare la povertà”.

Fonte: Meteo.web, 30/11/2015
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