Cina-Zhejiang: demolito oltre una dozzina di croci

Squadre di centinaia di ufficiali cinesi, inviati del partito comunista, hanno demolito oltre una dozzina di croci nella regione costiera dello Zhejiang. È accaduto nelle scorse settimane. La gente che è scesa in piazza protestando e alcuni dimostranti sono stati feriti.

Squadre di centinaia di ufficiali cinesi, inviati del partito comunista, hannodemolito oltre una dozzina di croci nella regione costiera dello Zhejiang, provincia confinante con il distretto di Shanghai. È accaduto nelle scorse settimane. La gente che è scesa in piazza protestando e alcuni dimostranti sono stati feriti.

China Aid, organizzazione che controlla gli atti persecutori in Cina, riporta che le demolizioni sono parte di una campagna continuativa intrapresa nel 2014. Lo scopo reale, non ufficiale, è quello di fermare la diffusione del cristianesimo nel paese, mentre ufficialmente vengono abbattute le croci in quanto “violerebbero” le norme edilizie.

I cristiani si sono raccolti davanti alle chiese per proteggere le croci. Tuttavia, la reazione delle autorità è stata quella di inviare forze di polizia in sempre maggior numero, alcune volte in squadre di centinaia di agenti, cui è stato ordinato di sgomberare i presidi con la forza.

É stato segnalato un incidente dell’ultima settimana di marzo, quando un centinaio di addetti alla demolizione hanno abbattuto la croce collocata sulla sommità della chiesa di Shangen. Una donna della comunità è stata seriamente ferita.

Secondo quanto affermato dal China Aid a Christian Post  “la donna è stata presa a calci mentre era a terra e solo più tardi portata all’ospedale per le sue ferite. La polizia e le guardie di sicurezza dispiegate presso il luogo della demolizione erano dotate di protezioni antisommossa, con tanto di scudi, per respingere i membri della comunità”.

Molte altre chiese sono hanno visto le proprie croci abbattute. Un testimone anonimo avrebbe dichiarato che “gli ufficiali hanno intimato di  non opporre resistenza. [Hanno detto che ] se causiamo uno scontro, loro demoliscono l’intera chiesa”.

Ai cristiani è stata “offerta” la possibilità di smantellare le chiese di loro iniziativa o di rischiare che il governo mandi soldati per abbatterle.

Le comunità, in particolare dello Zhejiang, hanno ricevuto dal governo avvisi per attenersi alle disposizioni, altrimenti di aspettarsi conseguenze. Le comunità che hanno rifiutato di dar luogo ai comandi sono state punite con la sospensione di acqua ed elettricità alla chiesa.

Bob Fu, presidente di China Aid ha affermato al Christian Post che il prendere di mira le chiese riflette la crescente paura del partito Comunista riguardo alla progressiva diffusione dei cristiani nel paese. “I capi del partito sono sempre più preoccupati dalla rapida crescita delle comunità cristiane, della loro presenza pubblica e della loro influenza sociale.”

Oltre alle percosse e  agli arresti dei dimostranti, pastori e attivisti dei diritti umani sono finiti nel giro di vite, dai quali non si escludono nemmeno i capi delle chiese di stato. Dopo aver pubblicamente preso posizione contro gli smantellamenti coatti, la guida della gigantesca Chiesa Hangzhou’s Chongyi (la più grande chiesa di stato), Gu Yuese è stato licenziato e successivamente arrestato.

Ma ancor peggio, ai rappresentati della Chiesa Cattolica e di altri gruppi cristiani è stato intimato di portare con sé le carte di identità su cui è attestata la loro religione d’appartenenza, fatto che gruppi come l’International Christian Concern hanno paragonato alle imposizioni naziste.

Matchman-news,15/04/2016

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