CINA-Xinjiang: Stato nega risarcimento alla famiglia dopo il decesso

Alla famiglia di una donna morta in detenzione a causa di abusi, è stato negato il risarcimento statale. Il giorno successivo alla sua morte, il figlio ha presentato ricorso alla direzione della prigione della provincia dello Xinjiang, ma non è chiaro se abbia ricevuto una risposta prima che il corpo fosse forzatamente cremato dalle autorità.

La signora Zhao Shuyuan

La signora Zhao, una praticante del Falun Gong, è stata incarcerata a causa della presentazione di una denuncia penale contro l’ex dittatore Jiang Zemin, che 17 anni fa, ha lanciato la devastante persecuzione contro il Falun Gong.

Morta ad 83 giorni dalla sua incarcerazione

La signora Zhao, un ingegnere di Karamay, regione autonoma dello Xinjiang, è morta dopo 83 giorni dalla sua incarcerazione per aver depositato la denuncia penale contro Jiang Zemin, accusando l’ex dittatore cinese di aver lanciato la persecuzione del Falun Gong e averla incarcerata per molti anni.

La famiglia accusa il carcere di abbandono

Il 3 maggio la donna, 52 anni, è stata trasferita al carcere femminile dello Xinjiang a Urumqi, per scontare una pena di cinque anni. La sua salute è peggiorata rapidamente a causa delle guardie che l’alimentavano forzatamente e la torturavano.

Nel frattempo, la prigione ha negato ripetutamente le richieste di rilascio per motivi di salute da parte dei familiari. Anche dopo che aveva perso conoscenza per tre volte, la prigione le ha rifiutato un trattamento adeguato.

La signora Zhao è morta il 22 luglio.

In base alla legge sul risarcimento statale della Cina, i detenuti hanno diritto a un risarcimento se sono stati feriti o se sono morti a causa di abusi, maltrattamenti o altre violazioni dei diritti umani, causati dai dipendenti del carcere. I familiari dei detenuti deceduti, possono inoltre chiedere un risarcimento per danni morali, come il dolore, la sofferenza e lo stress emotivo.

Il 26 luglio il figlio della signora Zhao e i suoi due avvocati, hanno presentato una richiesta di risarcimento statale alla prigione, richiedendo un totale di 2 milioni di yuan (circa 270.000 euro) di danni speciali (per coprire le spese mediche, quelle funerarie ed i mancati guadagni) e danni generali (che coprono le sofferenze mentali).

Hanno accusato la prigione di abbandono, che ha provocato la morte innaturale della signora Zhao.

La prigione, una settimana dopo, ha emesso una decisione per negare il risarcimento statale e l’8 agosto, il corpo della signora Zhao è stato cremato.

Sequenza temporale degli eventi riguardanti gli ultimi mesi di vita della signora Zhao

5 novembre 2015: la signora Zhao viene arrestata nella sua città natale di Karamay, regione autonoma dello Xinjiang.

17 febbraio 2016: la signora Zhao viene processata senza che il suo avvocato ne fosse informato.

7 marzo 2016: la signora Zhao viene condannata a 5 anni di carcere.

3 maggio 2016: la signora Zhao viene trasferita al carcere femminile dello Xinjiang a Urumqi.

10 maggio 2016: la signora Zhao viene condotta al quinto ospedale affiliato alla scuola di medicina dello Xinjiang per un controllo, dove i medici riferiscono che è in buona salute.

31 maggio 2016: i due avvocati della signora Zhao la incontrano e rimangono scioccati notando la sua notevole perdita di peso. Presentano una richiesta verbale di scarcerazione per motivi di salute, ma è stata respinta.

23 giugno 2016: il figlio della signora Zhao e i suoi avvocati presentano senza successo una richiesta scritta di scarcerazione per motivi di salute .

26 giugno 2016: la signora Zhao perde conoscenza ed viene ricoverata presso il quinto ospedale affiliato alla scuola di medicina dello Xinjiang. Qualche ora dopo le guardie la portano nuovamente in carcere nonostante l’avvertimento dei medici sul peggioramento delle sue gravi condizioni senza ricovero.

12 luglio 2016: la signora Zhao sviene nuovamente e viene inviata all’ospedale dell’aeronautica militare dello Xinjiang. I medici dicono che le sue condizioni sono gravi, ma non appena riprende conoscenza viene nuovamente portata in prigione.

19 luglio 2016: la signora Zhao perde conoscenza per la terza volta. Si sveglia quattro ore dopo, per scivolare in coma poco dopo.

I medici del quinto ospedale affiliato alla scuola di medicina dello Xinjiang, alle 18.00 dichiarano le sue condizioni critiche, ma la prigione insiste per farla ritornare citando la mancanza di fondi per coprire le spese mediche.
La sua famiglia chiede con forza che la donna possa rimanere in ospedale per ulteriori cure a proprie spese, quando i funzionari della prigione decidono di acconsentire, è troppo tardi.

22 luglio 2016: la signora Zhao muore alle 18:05.

25 luglio 2016: il figlio della signora Zhao si fa aiutare dai due avvocati della famiglia a chiedere un risarcimento allo stato per la morte innaturale della madre.

26 luglio 2016: gli avvocati presentano la richiesta scritta di risarcimento statale al carcere femminile dello Xinjiang.

2 agosto 2016: la direzione della prigione respinge la richiesta di risarcimento statale della famiglia.

Il figlio della signora Zhao lo stesso giorno presenta una richiesta di autopsia.

3 agosto 2016: il figlio presenta ricorso alla direzione della prigione della provincia dello Xinjiang, sperando che l’ufficio annulli la decisione del carcere.

7 agosto 2016: la direzione della prigione assume un medico legale per eseguire l’autopsia sul corpo della donna. Non è chiaro se la sua famiglia abbia ricevuto il risultato dell’autopsia.

8 agosto 2016: il corpo della signora Zhao viene cremato in carcere .

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(*)GLOSSARIO

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