Cina: Xinjiang, calma tesa per giornata di lutto

Una calma tesa e guardinga regna a Urumqi, capoluogo della grande e remota provincia cinese del Xinjiang, dove oggi è giornata di lutto e la polizia ha proibito ogni protesta o assembramento a una settimana esatta dai violenti scontri etnici fra l’etnia locale degli Uighuri e i cinesi immigrati di etnia Han. Scontri che hanno lasciato sul terreno 184 morti – 137 dei quali han – e 1.680 feriti, secondo l’ultimo bilancio ufficiale.

L’esplosione stamani di un serbatoio in una fabbrica chimica ha scosso la città prima che la dirigenza dell’ impianto escludesse qualunque atto di terrorismo. Ma oggi negozi e altre attività commerciali hanno riaperto, sulle strade di Urunqi è tornato il frastuono del traffico. La polizia, che dichiara di “avere sotto controllo la situazione” e presidia la centrale Piazza del Popolo e i quartieri uighuri, ha avvertito che disperderà ogni assembramento illegale ed è abilitata a usare “tutte le misure necessarie”. La giornata è ufficialmente dedicata al lutto, a consentire a chi ha perso una persona cara una settimana fa di celebrare la memoria del defunto con piccole cerimonie: la tradizione fra i cinesi Han prevede che ci si rechi sul luogo in cui il parente é morto per bruciare incenso o della carta moneta, aiutando così l’anima a trovare il suo sentiero verso la dimora eterna. L’accesso a Internet è tuttora bloccato e la tv lancia in continuazione appelli alla “armonia fra le etnie”.

Ma la tensione resta: “Adesso si ha la sensazione di un ritorno alla normalità, ma sento anche che ci saranno nuovi problemi”, nuove proteste degli uighuri quando le autorità annunceranno nuovi arresti, dice Xia, un commerciante han. “E’ ancora pericoloso”, dice il Lin, anch’egli han, padrone di un supermercato. “Ho degli amici minacciati dagli uighuri che hanno dovuto andarsene in fretta e furia”, aggiunge. “Anche noi abbiamo paura – dice un uighuro – e non ce la sentiamo di andare alla stazione ferroviaria dov’é pieno di han”. Le autorità locali hanno dato la colpa delle violenze di domenica 5 luglio agli uighuri delle zone povere del sud dello Xinjiang, da città come Kashgar e Hotan, anche 1.500 chilometri da Urumqi. Da zone dove gli uighuri, musulmani e turcofoni, oggi solo il 46% de1 21 milioni di abitanti della provincia per la migrazione in massa dei cinesi han dall’est, rispetto ai quali si sentono discriminati in casa loro, sono ancora maggioranza. “Un prova – scrive oggi l’agenzia China News Service – che (gli incidenti) sono stati organizzati e pianificati in anticipo”.

Ansa, 12 luglio 2009

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