[CINA-USA] DAZI, 22 MARZO 2018: INIZIO DELLA REAZIONE?

Il 22 Marzo 2018 è stata definita da molti come una data storica perché in questo giorno sarebbe iniziata la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. In questa affermazione ci sono almeno due aspetti da considerare:

  • la guerra commerciale è in atto già da tempo, cioè da quando Pechino ha iniziato a praticare dumping commerciale (e sociale), ad applicare forti dazi in entrata ed anche uscita e si appropria in modo sleale di tecnologia Occidentale
  • sconcerta notare che la partita sia circoscritta solo a due attori. Da questo scenario la grande assente è l’Europa anche se si trova nella stessa situazione statunitense. Con un deficit commerciale verso la Cina enorme, non si dimostra capace di assumere una posizione autorevole a difesa dei propri interessi. Diventa persino ridicola quando assume posizioni filo cinesi. Viene spontaneo chiedersi se il problema è l’assenza di leadership, oppure se la leadership ha interessi divergenti rispetto al resto dell’Unione?

Donald Trump ha firmato un memorandum che dà mandato al suo Governo di imporre tariffe sulle importazioni dalla Cina. Le misure, che colpiranno merci per un valore stimato di 60 miliardi di dollari con un dazio medio del 25%, prenderanno di mira l’import di circa 1.300 prodotti dalla Cina ( Il Sole 24 Ore G. Me 23.3.2018). I dazi  pertanto sono un primo segnale concreto rivolto a Pechino. Sappiamo che i tentativi di aprire una negoziazione sono sempre stati respinti dal governo cinese, che ha interesse a sfruttare piu’ a lungo possibile, gli enormi vantaggi che stanno alla base del WTO e che appaiono oggi anacronistici. Venti anni fa poteva avere un senso supportare lo sviluppo di un grande paese arretrato come era la Cina ma oggi appare senza senso lasciare ancora gli stessi vantaggi ad un paese cosi’ forte e che sta esercitando una competizione sleale verso il nostro sistema economico.

Facendo un esempio nel settore automobilistico, FCA nel 2017 ha venduto oltre 200 mila Jeep in Cina. Questo risultato è stato possibile perché sono state allestite linee di produzioni in Cina, per evitare di subire i gravosi dazi d’importazione. Inoltre per fare business è indispensabile avere al proprio fianco il “socio cinese”. Questo fattore è molto importante da considerare perché permette ai cinesi di entrare facilmente a contatto con il patrimonio tecnologico Occidentale, senza dover sostenere gli enormi costi di Ricerca&Sviluppo. Invece le vetture che vengono importate dall’Europa e dall’America sono gravate da dazi molto elevati che ne penalizzano la diffusione.

La scorsa settimana, il Governo USA ha inviato una lettera a quello cinese con una serie di richieste che comprendono la riduzione dei dazi sull’import di auto USA, l’aumento dell’import cinese di semiconduttori americani ed un maggior accesso al mercato finanziario cinese (Il Sole 24 Ore G. Di Donfrancesco 27.3.2018).

 La globalizzazione è un processo inevitabile ma è urgente e necessario che venga governata da nuove regole. Reciprocità, rispetto, lealtà sono elementi che devono stare alla base delle relazioni con la Cina. La Cina ha bisogno dei mercati Occidentali perché questo “gigante” ha delle fragilità strutturali ben note. Senza la quantità di valuta che si assicura con il surplus commerciale, ci potrebbero essere dei contraccolpi interni imprevedibili anche sul suo delicato equilibrio sociale. E’ proprio questo l’aspetto che preoccupa maggiormente le autorità cinesi.

Pechino ha troppo da perdere se si dovesse innescare una dura guerra commerciale ed è suo interesse sedersi al tavolo negoziale e trovare un punto di incontro ragionevole e sostenibile per tutti.

Marzio Ammendola,per la Lagoai Research Foundation Italia Onlus,30/03/2018

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