Migliaia a Bruxelles per protestare contro le detenzioni di massa degli uiguri

Quasi 2.000 persone di etnia uigura che vivono in esilio dalla loro terra natale in Cina, hanno marciato venerdì a Bruxelles, sede politica dell’Unione europea, per richiamare l’attenzione sulla difficile situazione di centinaia di migliaia di uiguri detenuti da Pechino nei campi di rieducazione politica, nello Xinjiang nord-occidentale della Cina.

Foto: Gli uiguri nella manifestazione pacifica a Bruxelles per chiedere la fine delle detenzioni di massa degli uiguri in Cina, il 27 aprile 2018.

I manifestanti provenivano da tutta Europa, dall’Australia, dal Giappone e dalla Turchia, mentre altre proteste si sono svolte venerdì a Washington DC, in Canada, in Australia e in Giappone.

Il presidente del World Uyghur Congress di Monaco, Dolkun Isa, dopo la marcia di venerdì ha dichiarato: “questo è solo l’inizio e questa protesta mostra il completo risveglio e l’unità del popolo uiguro. Siamo qui per chiedere all’UE, alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti e alla comunità internazionale di sollevare il caso del quasi un milione di uiguri detenuti in via del tutto illegale dalle autorità cinesi. Esortiamo l’Unione europea ad agire a nome del popolo uiguro e siamo qui per inviare il messaggio chiaro al governo cinese che non importa in che modo reprime il popolo uiguro, non potrà mai schiacciare il nostro spirito di libertà, democrazia e i diritti umani”.

La leader del popolo uiguro Rebiya Kadeer, ex presidente della WUC, ha detto che la protesta di venerdì era stata raggruppata “dalle lacrime del nostro popolo”. Stiamo andando a salvare la nostra gente nei campi. Nel 21° secolo, non c’è stato nessun altro governo tranne la Cina che ha rinchiuso un milione di persone nei campi di concentramento. Pertanto, continueranno le proteste come questa in futuro”.


Discriminazione, repressione

Dall’aprile 2017, molti membri del gruppo etnico uiguro, sospettati di opinioni separatiste, sono stati detenuti nei campi di tutto il Xinjiang, hanno denunciato che sotto il dominio cinese da lungo tempo  sono vittime di discriminazione penetrante, repressioni religiose e culturali.

Le autorità del governo centrale in Cina non hanno riconosciuto pubblicamente l’esistenza dei campi di rieducazione nello Xinjiang e il numero di detenuti incarcerati in ogni struttura rimane un segreto strettamente celato dallo stato.

Tuttavia funzionari in molte parti della regione hanno descritto nelle interviste telefoniche a RFA l’invio di un gran numero di uiguri nei campi e hanno persino descritto il sovraffollamento in alcune strutture.

Nel frattempo gli Stati Uniti hanno invitato la Cina a “porre fine alle loro politiche controproducenti” nello Xinjiang e ha invitato Pechino a rilasciare centinaia di Uiguri  arbitrariamente detenuti.

Parlando in una conferenza stampa il 20 aprile, la portavoce del Dipartimento di Stato americano Heather Nauert, ha detto ai giornalisti che Washington è “sempre più preoccupata per le eccessive restrizioni alla libertà di religione e libertà di credo in Cina”, così come gli “sforzi” del paese per far pressione su altri governi per riportare forzatamente gli uiguri in Cina o costringendo al rientro i familiari”.

Da quando Chen Quanguo è stato nominato capo del partito della regione autonoma dello Xinjiang della regione, nell’agosto del 2016, ha avviato misure repressive senza precedenti contro il popolo uiguro ed ha adottato purghe ideologiche su funzionari uiguri che non seguivano volentieri le direttive e mostravano segni di “slealtà”.

La Cina conduce regolarmente campagne di “annientamento” nello Xinjiang, raid della polizia nelle famiglie uigure, restrizioni alle pratiche islamiche e tenta di opprimere la cultura e la lingua del popolo uiguro, confiscando anche video e altro materiale.

Mentre la Cina accusa alcuni uiguri di attacchi “terroristici”, analisti al di fuori della Cina denunciano che Pechino hanno ingigantito la minaccia e che le politiche interne repressive sono responsabili di un’ondata di violenza che ha causato centinaia di morti dal 2009.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: Radio Free Asia, 27/04/2018

English article: RFA, Thousands March in Brussels to Protest Mass Detentions of Uyghurs

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