Cina-Taiwan, progressi e scontri diplomatici sul commercio

Il governo cinese e quello di Taiwan hanno compiuto “progressi sostanziali” durante i negoziati per il lancio dell’accordo di libero commercio. Nonostante il balletto diplomatico di Pechino – che ha chiesto ai propri alleati di “non commerciare” con Taipei, scatenando le proteste dell’isola – gli analisti ritengono che il patto potrebbe essere siglato entro la fine di giugno.

Gli esperti di entrambi i Paesi si sono riuniti nella capitale della Cina continentale per il terzo round di colloqui. Secondo la Fondazione per gli scambi sullo Stretto – l’organismo semiufficiale con base a Taipei che si occupa dei rapporti con la madrepatria – i due governi “hanno compiuto dei progressi sostanziali riguardo l’Accordo di cooperazione economica e i cinque allegati che contiene”.

Secondo la bozza di accordo, oltre 500 prodotti industriali taiwanesi riceveranno tariffe preferenziali in Cina e sgravi fiscali: dal petrolchimico al tessile, il giro d’affari totale dovrebbe valere circa 13,6 miliardi di dollari. Pechino, da parte sua, chiederà un trattamento simile soltanto per 100 prodotti di produzione nazionale.

Tuttavia, la scorsa settimana il governo cinese ha scatenato le proteste degli industriali e della popolazione di Taiwan – che Pechino considera “una provincia ribelle” in attesa di riunirla alla Cina continentale – quando ha chiesto ai propri alleati di “non commerciare” con Taipei. Il totale dell’economia taiwanese, valutato intorno ai 390 miliardi di dollari, si basa sul commercio estero.

La posizione di Pechino sull’argomento rientra nel modus operandi cinese, che attraverso investimenti massicci cerca di dirigere la diplomazia dei Paesi alleati. Secondo i democratici di Taiwan, “l’invasione cinese inizia proprio con un ponte economico”.

Fonte: AsiaNews, 14 giugno 2010

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