Cina: Suicidi alla Foxconn, fornitore di Apple e altri marchi internazionali

E’ stato soprannominato “suicidio express” dai media cinesi. Dodici operai, tutti tra i 18 e i 24 anni, si sono suicidati, presso gli impianti di produzione di Foxconn Technology Group, una società con casa madre a Taiwan con sede a Shenzhen, nella Cina meridionale.

Foxconn è un fornitore chiave di varie marchi leader del settore, tra cui Apple. I brand internazionali chiedono continuamente un abbassamento dei prezzi e tempi di consegna più brevi al momento dell’ordine. Per ottenere contratti, Foxconn minimizza i costi per rimanere competitiva, e trasferisce la pressione del margine di profitto sempre più ridotto sui lavoratori in prima linea. I lavoratori inevitabilmente ne risentono. Analizzando questo circolo vizioso di sfruttamento, dobbiamo renderci conto che, mentre Foxconn detiene la responsabilità primaria dello sfruttamento dei lavoratori, i marchi globali come Apple sono altrettanto responsabili di questa corsa verso il basso.

Il proprietario miliardario di Taiwan ha imputato i suicidi ai problemi sociali della Cina e ha rifiutato di accettare il fatto che gli straordinari eccessivi o lo stile di gestione subordinata della Foxconn possano avere nulla a che fare con la questione. Foxconn ha portato nelle fabbriche psichiatri e monaci buddisti, ma ha rifiutato di modificare le condizioni di lavoro, non considerandole il problema scatenante.

Nove accademici della Cina continentale e di Hong Kong hanno rilasciato una dichiarazione pubblica in cui invitano Foxconn e il governo a fare giustizia per le giovani generazioni di lavoratori migranti, mentre sindacati e ONG hanno organizzato manifestazioni di protesta a sostegno dei lavoratori di Foxconn a Hong Kong e Taiwan.

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Fonte: LabourStart, 6 giugno 2010

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