Cina: raccolta su larga scala del DNA dei cittadini mussulmani, ‘il sistema orwelliano si sposta a livello genetico’

Martedì Human Rights Watch ha dato l’allarme: la Cina sta raccogliendo campioni di DNA da cittadini non indagati, e ha gettato le basi per un’enorme operazione di raccolta dati in Xinjiang.

In un documento, l’organizzazione riferisce che la polizia in tutto il paese sta chiedendo a individui non sospettati di alcun crimine di fornire campioni di DNA. L’archivio cinese di DNA contiene circa 40 milioni di campioni, e il governo afferma sia il più grande al mondo.

La raccolta si sta intensificando in Xinjiang, regione semi-autonoma popolata per il 45% da etnia uigura, e sempre più sottoposta a controlli politici per contenere ciò che è ritenuto estremismo religioso. Sempre Human Right Watch riporta che a settembre scorso la polizia dello Xinjiang ha speso 12 milioni di dollari per comprare l’attrezzatura necessaria per inventariare DNA.

Yves Moreau, biologo computazionale specializzato in analisi del genoma e privacy del DNA dell’Università belga di Leuven, ha dichiarato ad Associated Press che il macchinario, a pieno ritmo, può schedare fino a 10.000 campioni di DNA al giorno, quindi svariati milioni all’anno.

Secondo Human Rights Watch, l’acquisto di questa attrezzatura indica il tentativo di portare a un livello superiore la repressione.

Come ha dichiarato Sophie Richardson, direttore di Human Rights Watch per la Cina, “questa massiccia raccolta di DNA da parte della prepotente polizia cinese, senza alcuna reale protezione della privacy o senza un sistema giudiziario indipendente, è la condizione ideale per nuovi abusi. La Cina sta spostando il proprio sistema orwelliano verso un livello genetico”.

In una notizia dello scorso anno, in Xinjiang alcuni cittadini erano stati costretti a fornire dei campioni di DNA per fare domanda per il passaporto. Questo è uno dei tanti aspetti dell’aumento della repressione nella regione, che è giustificata come preventiva, al fine di stroncare le violenze attribuite ai militanti mussulmani.

A marzo, nella regione è passata una nuova legislazione che proibisce diverse forme di espressione religiosa, quali far crescere una barba “anomala” e portare il velo in luoghi pubblici. È stato anche vietato dare ai neonati certi nomi mussulmani contenuti in una specifica lista. Negli ultimi anni, in diverse città e paesi dell’area si è proibito il digiuno durante il Ramadan e di poter pregare nelle moschee. In un villaggio hanno anche obbligato i commercianti a vendere alcool e sigarette, andando contro la propria fede.

La ricercatrice Maya Wang di Human Right Watch ha dichiarato ad Associated Press: “ Lo Xinjiang è già una regione oppressa, con un elevato livello di controllo. Raccogliere ancora più informazioni su larghissima scala, senza che siano collegate a indagini criminali, apre le porte a un livello di controllo e sorveglianza ancora maggiore”.

L’organizzazione indica come particolarmente problematica la mancanza di regole o protezioni della privacy riguardanti la raccolta di DNA nel paese, che spesso porta a prendere di mira specificatamente i gruppi di migranti.

“La polizia può essere legittimata a raccogliere il DNA in situazioni in cui stia indagando su specifici casi criminali, ma solo in contesti in cui le persone hanno leggi significative a protezione della privacy”, ha affermato la Richardson. “Fintanto che questo non sarà il caso della Cina, la raccolta su larga scala di DNA e l’espansione dell’archivio esistente devono cessare”.

Newsweek,16 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove,LRF Italia Onlus

English article,Newsweek:

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