Cina: quei milioni di donne sparite

In Cina, nuovi dati vengono a confermare, anzi, ad aggravare, la diagnosi formulata anni fa dall´economista e filosofo indiano Amartya Sen, premio Nobel, secondo cui al conteggio della popolazione mondiale «mancano» almeno 100 milioni di donne. Mancano perché sparite. Falciate prima e dopo la nascita da società che non le vogliono.

In Cina la strage è imponente. A rilanciare l’allarme è Ren Yuling, delegata del Comitato consultivo politico del popolo cinese, che ha commentato alcune cifre del recente censimento.

Stanto a questi dati, in Cina tra i bambini sotto i 5 anni lo squilibrio è di 119,35 maschi ogni 100 bambine.

Sotto i 4 anni lo squilibrio è ancora più pronunciato: 121,06 maschi ogni 100 bambine.

E in alcune aree tocca livelli inauditi: nella provincia di Hainan si arriva a 135 maschi contro 100 bambine; in quella di Guangxi a 140 contro 100.

Quando invece la proporzione naturale alla nascita sarebbe di 106 maschi ogni 100 femmine.

Gli esperti attribuiscono la discrepanza a due cause fondamentali: la politica del figlio unico, imperante in Cina, e la preferenza accordata dai genitori ai figli maschi.

Le figlie non volute vengono abortite o, dopo la nascita, abbandonate o fatte morire. E questo provoca a sua volta pesanti contraccolpi sociali.

Secondo Ren Yuling, uno degli effetti è il legame esistente fra la carenza di mogli per gli uomini e il diffuso problema del rapimento di donne: «Le statistiche indicano che alcuni uomini non potranno mai soddisfare il loro bisogno di una compagna e per questo ricorrono a pratiche criminali».

Ha detto ancora Ren Yuling: «Dobbiamo cambiare la mentalità per cui i figli maschi sono apprezzati e le femmine denigrate. Occorre lavorare per evitare la selezione sessuale negli ospedali e incoraggiare la registrazione per tutti i bambini». Sebbene, infatti, la legge sulla salute della donna e del bambino, approvata nel 1995, vieti l´aborto a motivo del sesso del nascituro, medici corrotti e un fiorente mercato nero fanno sì che la pratica sia ancora in voga. Secondo uno studio del 2000, tra le famiglie cinesi è diffuso anche l’infanticidio, considerato un “aborto ritardato”.

Fonte: Chiesa-Espressonline, 8 marzo 2010

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