Cina, operai in rivolta. La Sasch si difende

Una sessantina di dipendenti della Txy ha manifestato di fronte al palazzo che ospita gli uffici dell’Istituto del commercio estero e quelli del Consolato italiano. L’azienda in questione è controllata dalla Sasch, l’azienda di abbigliamento che ha come azionista di maggioranza Roberto Cenni, sindaco di Prato.

Una manifestazione per reclamare il salario non è cosa abituale in Cina (dove le libertà sindacali non sono certo il punto forte del Paese) e singolare è il fatto che questa avvenga nei confronti di un’azienda italiana.  In un contesto di crisi generalizzato per il settore tessile-abbigliamento, la Sasch ha recentemente fatto ricorso alla cassa integrazione nello stabilimento fiorentino di Campi Bisenzio. I dipendenti della Txy si sono riuniti al ‘The Center’ il palazzo nell’ex concessione francese di Shanghai che, al diciannovesimo piano, ospita gli uffici del Consolato, dell’Ice e della Camera di Commercio italiana in Cina. “Vogliamo consegnare una lettera appello — ha detto uno dei lavoratori — affinché le autorità italiane ci aiutino a recuperare gli stipendi che la Sasch non ci ha pagato. Ci hanno promesso mari e monti, ma da qualche tempo si sentiva che le cose non andavano bene. Vogliamo solo i nostri soldi. Non ce lo potevamo aspettare da uno straniero”. Già, perché a fare notizia, oltre all’insolita libertà di manifestazione concessa agli operati della Txy è il fatto che sul banco degli accusati di non rispettare i diritti sindacali sia un’azienda occidentale tirata in ballo da lavoratori cinesi. Oltretutto si tratta di un’azienda che fa capo al sindaco della città italiana con la più alta concentrazione di cinesi. Cenni, da parte sua, cade dalle nuvole: “Non ne so nulla, e comunque da oltre un anno non seguo direttamente l’azienda”, dice il sindaco pratese. Nella sede della Sasch non è che siano molto prodighi di informazioni. In un laconico comunicato fanno sapere che “l’azienda ha preso atto di quanto accaduto in Cina in relazione alla propria controllata Txy e all’uopo sta effettuando le opportune verifiche e valutazioni anche a tutela dei dipendenti”. Dopo aver affermato la disponibilità a fare di tutto per risolvere la situazione positivamente, però, il comunicato dell’azienda fa trapelare una possibile ‘pista’ per spiegare l’accaduto. “Si fa per altro presente che recentemente Sasch aveva già verificato l’esistenza di una non corretta situazione gestionale dell’azienda cinese, trovandosi a fronteggiare circostanze che non hanno consentito una normale operatività della Txy”. E “ritenendoci parte lesa in questa vicenda — conclude la nota — abbiamo dato mandato a professionisti internazionali di verificare la situazione”.

Fonte: La Nazione, 12 agosto 2010

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