Cina: oltre 100 cristiani inviati ai campi di “rieducazione”

Non si sa da dove mons. Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, abbia tratto la convinzione che i cinesi siano «coloro che meglio realizzano la Dottrina sociale della Chiesa» di certo i fatti lo smentiscono, caso mai ve ne fosse bisogno.

La dittatura comunista cinese ha, infatti, spedito nei campi di «rieducazione» oltre cento cristiani della regione autonoma Uigur, a Xinjiang, nel nord-ovest del Paese, affinché imparino ad essere fedeli all’ideologia comunista.

Tali strutture sono tristemente note come «centri di trasformazione mentale»: negli ultimi anni, sono state affollate per lo più da uiguri di fede islamica, oggetto di una tenace campagna «antiterrorismo» voluta dal governo centrale e diretta a reprimere tutti i gruppi separatisti. Ma quanti tra loro si sono convertiti al cristianesimo, sono divenuti oggetto anche di repressione.

Secondo World Watch Monitor, i cristiani trasferiti nei campi di «rieducazione» non sanno per quanto tempo possa durare la loro permanenza: per alcuni un mese, per altri sei, per altri anni. Si tratta di padri o madri – a volte entrambi -, costretti a lasciare i propri figli, senza sapere nemmeno quando potranno rivederli.

È forse questo il modo migliore per vivere la Dottrina sociale della Chiesa?

Corrispondenza Cristiana,08/02/2018

English article,Open Doors:

China: Over 100 Christians sent for ‘re-education’

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