Cina: molestie sessuali e violenze domestiche, Pechino copre le informazioni

Negli ultimi sei mesi del 2017 i divorzi in Cina sono aumentati del 10%. Parliamo di quasi due milioni di coppie. Tra le cause, crescono le molestie sessuali e le violenze domestiche. Smentendo la versione cinese secondo cui la violenza sulle donne sarebbe un problema «occidentale»

Secondo una corte di Pechino almeno il 93% dei casi di divorzi su cui è stata chiamata a decidere, dipenderebbero da violenze sessuali all’interno delle mura domestiche. Si tratta di dati rilevanti che testimoniano anche la volontà delle donne cinesi di denunciare le violenze subite, in un ambiente che ancora non sembra favorire la loro difesa e il loro accompagnamento legale e psicologico in casi di molestie.

Come spesso accade in Cina alcune tematiche ritenute scabrose o negative per l’immagine della Cina nel mondo vengono tenute sotto controllo e Pechino prova a far sì che, semplicemente, non se ne parli mai.

Oppure si tenta di offrire soluzioni ufficiali che poi però faticano a trovare pratiche realistiche nella vita quotidiana reale. Nel 2014 proprio a seguito dell’emergere di un problema e dell’attività di tante organizzazioni al riguardo la Cina aveva elaborato una prima normativa contro la violenza domestica che divenne effettiva a inizio 2016. La norma voleva aiutare le donne a denunciare e a essere aiutate nel percorso eventualmente successivo.

Ma come sottolineò proprio nel 2016 la scrittrice Amanda Roberts sulla pagina internet del Nanfang la cosa buona era avere finalmente una legge, salutata infatti con grande soddisfazione da tutte le organizzazioni femministe, la cosa negativa era che non era prevista nella legge alcuna copertura per le coppie omosessuali e la vaghezza era quella di non «coprire» legalmente la violenza sessuale, dato che la legge parlava di «molestie psichiche e fisiche» ma non di esplicita violenza sessuale.

Nonostante alcuni sondaggi abbiano rivelato che almeno una donna su quattro in Cina ha subito abusi sessuali, nel 2017 – come sottolineava un articolo del Washington Post – la legge contro le violenze domestiche non aveva dato alcun risultato tangibile. Questo, si disse, perchè una società e un’organizzazione sociale e politica basata sul maschilismo non potevano garantire le donne, neanche con la stesura di una legge che finiva per imbrigliarsi in un sistema completamente «maschile». E che la legge non abbia funzionato lo hanno dimostrato arresti di femministe e casi di femminicidio che hanno animato parecchie cronache locali.

Queste difficoltà legali, come detto, dipendono anche da convenzioni sociali storiche in Cina: ad esempio dal peso che la famiglia riveste nella socialità cinese; l’età media delle persone che si sposa è di 26 anni. I cinesi si sposano dunque presto, spesso sotto una pressione devastante da parte di genitori e parenti.

La famiglia è concepita come la pietra angolare della società e la casa acquistata a ogni costo è la manifestazione pratica di questo sentimento. Negli anni il numero dei divorzi in Cina è sempre stato molto alto, perché la giovane età a cui spesso i cinesi si sposano può creare cortocircuiti e tanti motivi di separazione. Di solito, come sostengono gli esperti, si tratta di tradimenti o di motivazioni economiche: si vive e sopravvive meglio da soli che in coppia.

Ma come ha raccontato al South China Morning Post Lu Xiaoquan, direttore di uno studio legale di Pechino, la maggior parte delle 1.200 consultazioni legali richieste alla sua struttura ha a che vedere con la violenza domestica. Lo studio di Lu è collegato all’organizzazione non governativa per i diritti delle donne, Pechino «Zhongze Women Legal Aid Center». Alcuni coniugi, racconta Lu, «sono cresciuti in famiglie dove la violenza domestica era prevalente e hanno continuato questo tipo di comportamento negativo anche quando sono cresciuti».

In pratica, sostiene Lu, l’ambiente sociale cinese è sempre stato «tollerante» con le violenze domestiche, rubricandole forse a qualcosa di tipico della vita famigliare e senza che governo e autorità politiche abbiano mai stigmatizzato questo tipo di atteggiamenti violenti tra le mura domestiche. Anzi – come dicevamo – le autorità politiche e la società intera sembra semplicemente negare o fingere di non vedere queste problematiche.

E nei giorni scorsi, mentre in Occidente si affrontavano le violenze sessuali attribuite a Harvey Weinstein, sul quotidiano China Daily – non controllato direttamente dal Pcc ma da considerarsi un giornale ugualmente ufficiale e non certo indipendente – veniva ospitato un intervento nel quale il tema delle violenze sessuali veniva presentato come una problematica tipicamente occidentale, perché distante dai valori tradizionali cinesi.

L’opinione, al momento cancellata dal sito internet, era quella di un insegnante maschio di orgini canadesi ed egiziani ma residente a lungo a Pechino. Nel suo articolo l’insegnante specificava che in Cina questi problemi non esistevano. «Agli uomini cinesi – si poteva leggere – è stato insegnato a proteggere le proprie donne. Il comportamento inappropriato verso le donne, comprese le molestie sessuali, contraddice ogni valore e costume tradizionali cinesi».

Queste parole hanno sollevato non poche polemiche tanto in Cina quanto all’estero. Leta Hong Fincher, autrice di un libro di prossima uscita intitolato «Betraying Big Brother: China’s Feminist Resistance» ha raccontato al Guardian che «nella società cinese c’è una pervasiva misoginia, a cui va aggiunta un’enorme repressione del governo sul femminismo; quindi tutte le donne che vogliono avanzare devono decidere di correre un rischio enorme».

«Ci sono anche i media statali che spingono aggressivamente dei valori contrari all’emancipazione femminile, prosegue la scrittrice, come ad esempio rappresentano sempre le donne nei ruoli di una buona moglie e di una buona madre e pronte a prepararsi ad allevare figli».

Non è un caso – ma è solo un esempio – che quando si parla di funzionari apicali del partito comunista si parla sempre ed esclusivamente di uomini; e anche se in alcuni settori economici alcune donne hanno ottenuto importanti risultati, si pensi a Hu Shuli, direttrice di un importante magazine economico spesso critico nei confronti del Partito comunista, la società cinese non sembra avere alcuna attenzione nei confronti di alcuna parità di genere.

Anzi nel 2015 alcune femministe che tentavano di distribuire materiale informativo contro le violenze sessuali vennero arrestate.

Secondo alcune organizzazioni non governative, nel 2013, almeno il 70% delle donne di alcune fabbriche nel Guangdong avevano denunciato abusi sessuali e alcune avevano denunciato di aver dovuto sottostare a violenze per non perdere il lavoro.

Eastwest.eu,,31 ottobre 2017

English article,South China Morning Post:

Why millions of Chinese people are filing for divorce every year

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