Cina, licenziati poliziotti accusati di tortura

La campagna lanciata nell’aprile scorso dal governo cinese per “eliminare le morti non naturali” nelle prigioni potrebbe cominciare a dare i suoi frutti.
Dopo la morte del detenuto Wang Yanhui, infatti, l’ufficio provinciale per la pubblica sicurezza di Henan ha intimato al capo della polizia della contea di Lushan, Zhang Guanjun, di dimettersi, e ha licenziato un suo vice, del quale non è stato diffuso il nome. Oltre a loro, altri quattro agenti di polizia, coinvolti nelle torture a Wang, sono stati consegnati alla giustizia. La morte di Wang ha contribuito ad accrescere lo sdegno pubblico, dopo una serie di rapporti che denunciano torture e morti sotto la custodia della polizia, che godrebbe di una sostanziale impunità. L’amministrazione provinciale della polizia ha assicurato che tutti i responsabili saranno severamente puniti. Già in passato le ispezioni ordinate dal governo nei centri di detenzione avevano portato alla scoperta di abusi e all’arresto di agenti di polizia. In un caso, ad esempio, sono stati condannati a tre anni di reclusione quattro poliziotti per aver estorto con torture la confessione ad uno studente nella provincia settentrionale dello Shaanxi. Tuttavia, alcuni attivisti cinesi hanno lamentato che le pene comminate ai poliziotti sono ancora troppo lievi.

Fonte: Peace Reporter, 5 marzo 2010

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