CINA: le vite di quattro mogli costrette all’esilio

Juliet Song, Larry Ong, Epoch Times | 17/01/2016
Il cuore di Chu Ling è sprofondato quando la sua padrona è corsa alla porta del suo appartamento al quarto piano in Thailandia: «Ling, sbrigati, prendi qualche vestito e corri – le ha sussurrato – Tuo marito è stato arrestato». Chu si è nascosta in un corridoio fino a quando la polizia non se n’è andata e poi è scappata con ancora le ciabatte ai piedi.

Il marito di Chu Ling, l’attivista cinese Jiang Yefei, e il suo collega attivista Dong Guangping, erano stati arrestati e detenuti dalle autorità thailandesi in quel giorno, il 28 ottobre. Circa due settimane più tardi, mentre erano ancora in stato di detenzione, i funzionari cinesi li hanno presumibilmente ingannati chiedendo loro di firmare il proprio modulo di rimpatrio verso la Cina. Entrambe le mogli – Gu Shuhua (assieme alla figlia) e Chu Ling – vivono ora nella periferia di Toronto, cercando di farsi una nuova vita mentre si danno da fare per conoscere i fatti accaduti e salvare i loro mariti.

Ma Gu Shuhua e Chu Ling non sono le uniche donne a essere in esilio. Il mese prima, le mogli di altri due dissidenti si sono ritrovate da sole in California, dopo che i loro mariti avevano tentato un audace salvataggio del figlio di una nota coppia cinese che era stata dichiarata nemica dal regime. I due dissidenti erano stati catturati mentre tentavano di aiutrare il giovane a fuggire dalla Cina e raggiungere la Birmania.

In entrambi i casi, queste donne sono fuggite per non finire in mano alle forze di sicurezza del Partito. Ora, a migliaia di chilometri di distanza, riflettono sui loro mariti persi e su un futuro incerto.

«È FINITA, È FINITA» 

Ottobre e novembre sono stati mesi di grande attività per le forze di sicurezza del Partito Comunista cinese: il 6 ottobre hanno sequestrato Bao Zhuoxuan, il figlio 16enne di Wang Yu, un avvocato dei diritti umani detenuto; poi hanno sequestrato i suoi compagni di viaggio, Tang Zhishun e Xing Qingxian, in un piccolo albergo di Mong La (una città che si trova in una regione semi-autonoma della Birmania che è gestita da una persona che ha il controllo civile e militare e che sa come rimanere nelle grazie del Partito Comunista). Tang e Xing sono amici di famiglia di Wang Yu, speravano che Bao Zhuoxuan reiuscisse a uscire dal Paese per poter finire il liceo e poi frequentare l’università negli Stati Uniti. Ma Bao, un semplice adolescente, è stato preso di mira a causa dell’attivismo dei genitori: sua madre è un noto avvocato per i diritti umani che ha lavorato su casi politici delicati; suo padre, è a sua volta un attivista di primo piano. Ora i due sono in stato di detenzione in Cina, ma la loro ubicazione è sconosciuta.

Il rimpatrio dalla Thailandia degli altri due attivisti – Jiang Yefei e Dong Guangping – è invece accaduto in circostanze diverse. Il 15 novembre ai due dissidenti, da tempo in esilio a causa dei loro discorsi e dell’attivismo politico, erano stati consegnati i biglietti aereo per il Canada da parte dell’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite. Ma sono stati invece rimpatriati in Cina per essere probabilmente incarcerati; secondo Chu Ling, i due sono stati indotti con l’inganno a firmare un documento di rimpatrio da agenti cinesi e thailandesi, travestiti da funzionari delle Nazioni Unite.

Tre giorni dopo gli arresti, le due mogli hanno lasciato la Thailandia e Gu Shuhua è fuggita con la figlia. «Dopo che mi hanno preso i miei biglietti, sono sprofondata in uno stato di shock e mi sono ripresa solo quando sono arrivata in Canada – ha espresso Chu Ling nel corso di una recente conversazione telefonica mentre era a cena con altri attivisti democratici a Toronto – “È finita, è finita” pensavo, e quasi subito sono crollata completamente». Gu Shuhua ha invece raccontato che «la mia mente era totalmente vuota. Non potevo accettare la situazione».

SACRIFICI PER UNA CINA DEMOCRATICA 

Gu Shuhua, moglie di Dong Guangping, e la figlia di 15 anni erano già fuggiti in Thailandia all’inizio dell’anno per sfuggire alle persecuzioni. Dong, che proviene dalla città di Zhengzhou nella provincia dell’Henan, era stato infatti detenuto da maggio 2014 a febbraio 2015 per aver partecipato a un evento che commemorava il massacro di piazza Tiananmen. «Gli piaceva parlare del 4 giugno con i suoi amici e spesso discuteva di questo fino a quando le sue orecchie diventavano rosse», ha raccontato Gu. Per celebrare l’anniversario della sanguinosa repressione degli attivisti studenteschi, il 4 giugno Dong indossava un abito nero con un fiore bianco e faceva lo sciopero della fame. «Gli amici di Dong lo chiamavano pazzo, gli consigliavano di non perdere tempo con questioni inutili e di condurre una vita spensierata – ha spiegato Gu – Lui rispondeva che non può solo pensare a se stessi, dal momento che aveva una bambina che avrebbe voluto vivere in una Cina democratica». «In un primo momento pensavo: siamo in Thailandia e siamo sfuggiti agli artigli del Partito Comunista. Ma non avrei mai pensato di cadere di nuovo nel baratro dopo l’arresto».

PUNIZIONE COLLETTIVA 

Nel frattempo, dopo fughe, persecuzioni e perdite emotive, le mogli non si danno per vinte ma si preoccupano della sicurezza dei loro mariti: «ho davvero paura che mio marito sarà il secondo Zhang Liumao», ha ammesso Gu. Zhang è stato un attivista cinese per i diritti umani che il 4 novembre è morto in circostanze sospette in un centro di detenzione nella provincia meridionale del Guangdong, due mesi dopo la sua incarcerazione. «Non c’è nulla che il Pcc non faccia quando si tratta di dissidenti, e noi siamo molto, molto timorosi, e molto, molto preoccupati che il peggio potrebbe accadere». I carcerieri del Partito sono infatti tristemente famosi per le torture brutali che infliggono ai detenuti, spesso con strumenti e tecniche quasi medievali, come evidenziato in un recente rapporto di Amnesty International.

IN VACANZA E I MARITI ARRESTATI 

Quando Tang Zhishun e Xing Qingxian stavano cercando di aiutare Bao Zhuoxuan a lasciare la Cina per poi essere catturati, le mogli non sapevano nemmeno quello che i loro mariti stessero facendo. Gao Shen, moglie di Tang Zhishun, e la figlia di 8 anni, erano in California in vacanza nei primi di ottobre, quando hanno appreso sui media statali cinesi che il marito era stato detenuto dalle autorità cinesi per una «fuga illegale» in Birmania. All’incirca nello stesso periodo, anche He Juan era in vacanza in Cina nella città di Chengdu quando ha scoperto che suo marito Xing Qingxian era stato rapito dalle autorità cinesi in Birmania. He ha ascoltato il consiglio di un amico ed è quindi fuggita in Thailandia il 9 ottobre, dopo che i suoi parenti le avevano detto che il giorno prima la polizia aveva perquisito la sua casa. È rimasta in aeroporto per un giorno, e poi l’11 ottobre è volata in California.

PARTIRE DI NUOVO 

Dal momento che il Partito Comunista ha una lunga storia di persecuzioni nei confronti delle famiglie dei detenuti, i familiari hanno cercato di fuggire dalla Cina per evitare di subire maltrattamenti o di esercitare un’influenza contro i detenuti. He Juan crede che il marito sia detenuto in un centro di detenzione a Tianjin, una città portuale nei pressi di Pechino. Invece Gao Shen non ha idea dove si possa trovare Tang Zhishun: «Mia figlia e io aspettiamo qui con ansia».

Come le mogli in esilio in Canada, le altre due in California stanno facendo tutto il possibile per ottenere il rilascio dei loro consorti. Tutte e quattro le donne stanno vivendo una nuova vita nel continente americano: fanno affidamento agli amici della comunità dei dissidenti all’estero, si adattano alle loro nuove vite, negoziano le procedure di asilo e cercano anche di scoprire quello che il Partito Comunista cinese ha in mente per i loro mariti.

Gao Shen è in una situazione particolarmente difficile, poiché suo marito è il titolare della carta di credito; per tirare avanti ha preso in prestito del denaro dagli amici e fa fatica a calmare la figlia di 8 anni che chiede continuamente «quando viene papà per unirsi alla nostra vacanza?». Gao ha raccontato che la figlia sogna spesso suo padre e le racconta i sogni: «papà è tornato, mi ha portato in vacanza e io ero molto felice – ma poi la figlia scoppia in lacrime – Ma mamma, papà non è mai veramente tornato».

Fonte: Epoch Times, http://epochtimes.it/n2/news/-3200.html

Articolo in inglese: ‘Lives of 4 Wives Forced Into Exile

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