In Cina l’acqua che bevi è pericolosa come l’aria che respiri

Una ricerca di Greenpeace mostra che quasi metà del paese non ha raggiunto gli obiettivi quinquennali per il miglioramento della qualità dell’acqua – cosa si può fare per contrastare l’inquinamento idrico?

Shanghai, con i suoi caffè eleganti, i centri commerciali appariscenti e i negozi di prodotti biologici, è rappresentativa del miglioramento della qualità della vita della classe media urbana cinese. Eppure, mentre la cappa di smog della città si è leggermente ridotta negli ultimi anni, la crisi dell’inquinamento dell’acqua continua senza sosta – secondo i rapporti ufficiali, nel 2015 l’85% dell’acqua dei principali fiumi della città non era per nulla potabile, e il 56,4% non era adatto a nessuno scopo.

Questi risultati derivano dalla nostra nuova relazione sulla qualità delle acque, che ha trovato livelli d’inquinamento idrici altrettanto elevati nelle altre grandi città cinesi. A Pechino, il 39,9% dell’acqua era così inquinato da essere praticamente inutilizzabile. A Tianjin, principale città portuale della Cina settentrionale con 15 milioni di abitanti, solo il 4,9% dell’acqua è utilizzabile come fonte potabile.

Una delle ragioni è che i governi locali, troppo spesso, non sono riusciti a contrastare le industrie inquinanti. Nel 2011, una relazione ha fatto venire a galla che l’industria chimica Luliang, nella provincia dello Yunnan, aveva smaltito 5.000 tonnellate di residui chimici accanto a un fiume utilizzato come fonte di acqua potabile. Secondo i residenti, più di 140.000 tonnellate di rifiuti erano già state accumulate nei 22 anni precedenti. Un anno dopo, sette persone, tra cui dipendenti e appaltatori dell’industria chimica Luliang, sono stati condannati dalla corte del distretto Qilin di Qujing per aver scaricare illegalmente rifiuti contaminati da cromo. Tuttavia, il governo locale non ha adottato alcuna misura per regolamentare lo smaltimento dei rifiuti chimici della società, e non è stato implementato alcun sistema di monitoraggio per lo smaltimento di materiali pericolosi.

Le norme nazionali per il trattamento delle acque nere sono tutt’altro che sufficienti. Nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, le acque di scarico, l’acqua utilizzata in casa, in un’attività o come parte di un processo industriale e che possono contenere materiali pericolosi, rimangono una fonte di inquinamento importante, in particolare nei centri urbani. Nel 2015 in tutta la Cina sono stati scaricati 3,78 miliardi di metri cubi di liquami non trattati, di cui 1,98 milioni di metri cubi solo a Pechino. Quest’acqua, scaricata in fiumi e laghi, è stata giudicata inutilizzabile per scopi agricoli, industriali e perfino decorativi (per esempio per fontane).

Questo non è quanto stabilito dal Ministero dell’Ambiente cinese, che si era impegnato a intensificare gli sforzi per affrontare l’inquinamento idrico. Nel 2015, il ministero ha ordinato alle province di raggiungere in maniera efficace gli obiettivi quinquennali per la qualità dell’acqua. Per Shanghai significa assicurarsi che entro il 2020 le “acque di superficie” possano servire ad almeno qualche scopo.

Il problema è che in molti casi sono le province che semplicemente non hanno rispettato le norme. Dopo aver analizzato 145 set di dati sulla qualità delle acque provenienti da 31 province, abbiamo scoperto che quasi la metà del paese ha mancato i suoi obiettivi per il periodo 2011-15. In tre province – Shanxi, Sichuan e Mongolia Interna – la qualità è perfino peggiorata, la percentuale di acqua di superficie “adatta al contatto umano” è calata rispettivamente dell’1,4%, del 6,3% e del 13,6%.

In tutta la Cina, l’accesso all’acqua potabile non è solo una questione di qualità della vita, ma una questione di sopravvivenza. Sono stati segnalati casi di autorità locali che hanno fatto scavare pozzi sempre più profondi per raggiungere acqua potabile, sempre più difficile da trovare, poiché l’80% delle acque sotterranee dei grandi bacini fluviali è “inadatto al contatto umano”.

Ci sono chiari paralleli tra gli sforzi per affrontare il problema dell’inquinamento delle acque cinesi e le azioni per risolvere l’annoso problema dell’aria irrespirabile. Dal 2011, quando una nuvola particolarmente densa di smog si è stabilita per giorni sulla Cina settentrionale e ha scatenato l’ira pubblica su internet, la consapevolezza dell’inquinamento atmosferico è aumentata. Il governo ha rapidamente risposto alle pressioni pubbliche adottando nuove misure, che comprendono ispezioni sulle emissioni industriali e l’introduzione di più di 2000 stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria.

Lo stesso livello di attenzione è necessario per affrontare l’inquinamento delle acque. Prima di tutto, i dati relativi all’inquinamento idrico devono essere resi pubblici in modo che i governi locali possano essere monitorati. Il ministero dell’ambiente cinese ha annunciato che rilascerà i dati della qualità idrica del 2017 solo per le 10 città migliori e le 10 peggiori. Devono invece essere resi pubblici i dati di tutte le città.

In secondo luogo, è indispensabile che i governi provinciali stabiliscano obiettivi ambiziosi per la qualità idrica e che li rispettino al 100%. Se non lo fanno, dovrebbe esserci un sistema di declassamento per i funzionari in odore di promozione. Terzo, i governi locali dovrebbero ricevere maggiori risorse per il controllo dell’inquinamento idrico, tra cui un incremento del personale per le ispezioni e tecnologie migliori. Le aziende che violano le leggi in materia di scarico dovrebbero essere soggette a sanzioni legali, per esempio multe, che siano applicate seriamente.

Cresce l’esigenza dei cittadini cinesi di una qualità di vita migliore, allo stesso modo anche l’attenzione nazionale sugli sforzi ambientali. Proprio come la consapevolezza pubblica dell’inquinamento atmosferico ha portato a cambiamenti significativi nella politica governativa, così la pressione pubblica per dell’acqua più pulita potrebbe essere sufficiente a stimolare azioni troppo a lungo rimandate.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: The Guardian, di Deng Tingting attivista di Greenpeace East Asia, 3 giu 17

English article: In China, the water you drink is as dangerous as the air you breathe

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