Cina, i giornalisti epurati di un magazine “scomodo” fanno causa al governo

I redattori senior dello Yanhuang Chunqiu citano in giudizio le autorità, che hanno loro sequestrato il giornale e pubblicato un numero “fasullo”. La questione è sensibile, dato che si tratta di una pubblicazione “del tutto leale ai valori del Partito comunista. Quello vero, però, non quello di Xi Jinping”.

Pechino – I giornalisti epurati del magazine storico Yanhuang Chunqiu hanno citato in giudizio il ministero della Cultura, che lo scorso luglio 2016 ha sequestrato la pubblicazione e stampato un numero “fasullo” il mese successivo. I sette redattori senior della rivista – il cui titolo può essere tradotto come “La Cina attraverso le ere” – sono tutti discendenti dei primi leader comunisti del Paese. E il loro giornale, dicono oggi, “è del tutto leale ai valori del Partito comunista. Il vero Partito, però, non quello attuale”.

Il vice direttore Wang Yanjun ha inscenato una piccola manifestazione davanti al tribunale di Pechino dove hanno presentato la denuncia. Ha mostrato ai passanti il numero “fasullo” spiegando nel contempo la verità sulla linea editoriale. I nuovi padroni del giornale hanno stampato infatti articoli scritti da nazionalisti e neo-maoisti, che rappresentano “una linea diametralmente opposta allo spirito dello Yanhuang Chunqiu”.

Nei confronti del magazine, ha aggiunto, “si è verificato un vero e proprio furto. Gli attuali responsabili, Hao Qingjun e Jia Leilei, hanno hackerato il nostro sito, violato le password e pubblicato articoli anche a nome nostro senza autorizzazione. Tutto per vedere in stampa le loro idee illegali”. Nel banco degli imputati, dal punto di vista tecnico, c’è l’Accademia cinese delle Arti la quale non commenta la chiamata in giudizio.

Fondato nel 1991 dagli esponenti di spicco dell’ala liberale del Partito comunista, il giornale parla per lo più di storia. Gli argomenti più trattati sono il Partito e il suo contributo alle varie epoche cinesi. Molto rilevanti i contributi sulla Rivoluzione culturale e su altre campagne maoiste tenute sotto traccia dalla leadership nazionale. Nonostante i diversi scontri con la censura, la pubblicazione è sopravvissuta grazie al sostegno di alti vertici politici e persino militari.

L’ultimo caso che ha riguardato la testata è quello di un articolo che metteva in dubbio la veridicità di un racconto della guerra contro i giapponesi. Secondo la vulgata popolare, cinque soldati comunisti avevano preferito buttarsi da un dirupo piuttosto che arrendersi al nemico: due di loro, sopravvissuti, avrebbero poi ripreso a combattere. Hong Zhenkuai, autore del testo, ha raccolto prove che dimostrano come la storia sia stata per la maggior parte inventata. Citato in giudizio, ha perso la causa contro i discendenti dei militari: “Non ho diffamato nessuno. Ho soltanto detto la verità”.

Il fondatore e direttore della rivista è il 93enne Du Daozheng: membro del Partito per quasi 80 anni, è stato al vertice dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Insieme a lui vi è Hu Dehua, figlio del defunto leader riformista Hu Yaobang (la cui morte innescò le proteste popolari poi sfociate nel massacro di piazza Tiananmen). I lettori sono circa 200mila al mese.

Parlando alla BBC, Du spiega che la censura nei confronti del giornale è in qualche modo un segno dei tempi: “Io avevo altissime aspettative riguardo il presidente Xi Jinping. Ma oggi, in generale, posso dire che sta compiendo solo passi indietro. Le conseguenze di queste azioni non riguardano soltanto il nostro giornale: colpiranno il Partito e la nazione”.

Asia News,18 ago 16

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