Cina critica fortemente la visita di parlamentari statunitensi al Dalai Lama

Mercoledì la Cina ha espresso forti rimostranze al governo degli Stati Uniti, dopo che una delegazione di parlamentari statunitensi ha incontrato il Dalai Lama a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio in India.

La deputata  Nancy Pelosi , leader dei Democratici,  accanto al leader spirituale tibetano il Dalai Lama nel tempio Tsuglagkhang a Dharamsala, in India, Mercoledì 10 

A capeggiare una delegazione bipartitica, la deputata Nancy Pelosi, leader dei Democratici, che ha incontrato il capo spirituale buddhista nella cittadina sulle colline himalayane, per cercare di attirare l’attenzione mondiale sugli abusi in Tibet. Tutto questo mentre Donald Trump intreccia rapporti sempre più stretti con la Cina.

Era cosa certa che questo incontro avrebbe infastidito la Cina, per la quale il Dalai Lama è un pericoloso separatista. Egli dichiara invece di voler solamente una vera autonomia del Tibet.

Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Geng Shuang, ha dichiarato che il Dalai Lama è soltanto un esiliato politico che usa la veste religiosa per fomentare attività separatiste contro la Cina.

“La visita di importanti delegati del Congresso degli Stati Uniti manda un segnale fortemente sbagliato al mondo intero riguardo l’indipendenza del Tibet. Inoltre, va contro le promesse fatte dagli Stati Uniti sul Tibet. La Cina si oppone con forza e ha fatto rimostranze ufficiali agli Stati Uniti”, ha brevemente dichiarato Geng a un quotidiano.

“Sollecitiamo i parlamentari del Congresso degli Stati Uniti di approcciare con cautela la questione Tibet, di chiudere ogni comunicazione col Dalai Lama e di gestire le conseguenze negative derivate da questa visita”.

L’incontro dei delegati statunitensi si è tenuto in un momento delicato per Trump.  Durante la campagna elettorale, Trump aveva preso le distanze dalla Cina, definendola un avversario economico e un manipolatore del credito, ma ora vuole il supporto di Xi Jinping per contrastare lo sviluppo nucleare della Corea del Nord.

Dopo le elezioni di Trump lo scorso novembre, il Dalai Lama si era detto disposto a un incontro con il neoeletto presidente. Ora pare impossibile che il leader buddhista riceverà un invito alla Casa Bianca, un onore invece accordato dai precedenti Presidenti.

La scorsa settimana il segretario di stato Rex Tillerson ha sminuito l’importanza della difesa dei diritti umani nelle politiche estere degli Stati Uniti, aumentando i timori che il Dalai Lama possa perdere uno dei suoi ultimi sostenitori in Occidente.

La Cina ha preso il controllo del Tibet negli anni ’50, in quella che è stata definita una “liberazione pacifica”, e ha fatto enormi pressioni sui governi degli altri paesi affinché evitassero il Dalai Lama.

Recentemente Pechino ha denunciato Nuova Delhi per aver permesso al Dalai Lama di raggiungere la regione indiana nord settentrionale dell’Arunachal Pradesh (che la Cina reclama come Tibet meridionale) per impartire insegnamenti religiosi ai suoi sostenitori.

La Cina nega con forza le accuse di abusi dei diritti umani in Tibet, affermando che il proprio governo ha portato sviluppo e prosperità a una regione lontana e arretrata, e che rispetta completamente le tradizioni religiose e culturali tibetane.

MSN,11 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove,LRF Italia Onlus

English article,MSN News:

Condividi:

print print
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.