Cina-Chongqing: il pescatore di cadaveri dei migranti uccisi del fiume Yang Tsé

In un’ansa del fiume Yang Tsé, il fiume blu della Cina, proprio alle porte della incredibile, sovraffollata megalopoli moderna Chongqing, c’è la casa del pescatore di morti: Chen Song. Da 42 anni, ogni mattina, alle 6 esce dalla sua abitazione galleggiante con vista sui palazzoni e sull’immenso ponte in costruzione, e sale a bordo del suo barchino a motore per la sua giornata dedicata a una pesca davvero strana.

Chen Son ripesca i cadaveri dalle acque limacciose del grande fiume blu, il più lungo dell’Asia. Sono i corpi dei suicidi, delle vittime della mafia,dei lavoratori uccisi dalle violenze dei propri datori di lavoro e dei migranti. Una professione macabra, quella di Chen Song, che mostra una delle facce più oscure della Cina, un riflesso nero ed eclatante della Cina prosperosa del XXI secolo, quella che fa sognare le multinazionali occidentali in cerca di profitto. Chen Song è un tuffo in quella parte oscura del paese dove galleggiano i rifiuti di quella urbanizzazione a marce forzate che ha trasformato il paese. L’anno scorso ha pescato un centinaio di cadaveri, ma nelle annate che considera migliori è arrivato a ripescarne anche 200. A giugno del 2000 ne ripescò addirittura 70 in una sola settimana, tra le vittime di un naufragio avvenuto a Luzhou, a 200 chilometri di distanza, perlopiù donne, figlie di migranti arrivati dalle campagne per lavorare nelle fabbriche della sovraffollata Chongqing.

Italia Oggi,17/05/2016

English article,The Irish Times:

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