Cina: chiudono 91 siti web

Pechino, Cina  – La Cina ha chiuso 91 siti web e il portale di blog Bullog.cn usato da alcuni critici del regime in quella che è stata descritta come un’ offensiva contro la diffusione di materiale “volgare” su Internet. “E’ chiaro che si tratta di un’ iniziativa politica”, afferma Rebecca McKinnon, una studiosa della Cina e di Internet basata a Hong Kong. “Alcuni dei dissidenti più in vista – aggiunge – avevano usavano la piattaforma di Bullog.cn per diffondere i loro blog”. “Carta 08”, il documento che chiede l’instaurazione di un sistema democratico che è stato firmato da oltre settemila cittadini cinesi, è stato infatti diffuso attraverso Bullog.cn. Il portale del governo cinese China (www.china.com.cn) ha precisato che i siti sono stati chiusi “dall’8 al 10 gennaio” perché avevano “violato le leggi” del Paese. Annunciando la nuova ondata censoria all’inizio dell’anno, Cai Mingzhao, vicedirettore dell’ufficio per l’informazione del governo, aveva affermato che “alcuni siti web hanno sfruttato le imprecisioni delle leggi e dei regolamenti” per diffondere sulla rete “…materiale di bassa lega, rozzo e anche volgare, danneggiando gravemente la moralità su Internet”.

Tra i siti presi di mira ci sono stati quelli di alcuni importanti “motori di ricerca” stranieri, come gli americani Google e Msn, e cinesi, come Baidu. Nessuno di questi appare sulla lista dei siti messi a tacere diffusa oggi. Il rilancio della campagna ha coinciso con la denuncia da parte di alcuni esperti americani dei metodi repressivi della Cina che, affermano, non sollevano solo il problema dei diritti umani ma anche quello del protezionismo commerciale. Secondo gli studiosi Michael A. Santoro e Wendy Goldberg, che hanno inviato un memorandum al presidente eletto, Barack Obama, “per le imprese che producono informazioni e alta tecnolgia, la censura funziona anche come barriera commerciale, imponendo limitazioni alle possibilità delle compagnie innovative come Google, Yahoo! e Microsoft di competere sul mercato fornendo i loro prodotti più avanzati”. Secondo gli attivisti per i diritti umani, la stretta della censura su Internet si spiega con l’avvicinarsi di anniversari delicati per la Cina, come quello della rivolta tibetana del 1959 (in marzo) e quello del massacro di studenti a piazza Tiananmen (giugno). In Cina gli interventi della censura, che in genere usa un sistema di parole-chiave che spesso colpiscono dei siti innocenti, rendono spesso lenta e macchinosa la navigazione su Internet ai circa 300 milioni di utenti registrati nel Paese.

Ansa 12 gennaio 2009

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