Cina, il business degli ospedali dell’amore. Storie di donne.

In Cina sono arrivati gli “scaccia-amante”. E, per quanto inusuale possa sembrare, hanno già un discreto giro di affari. Lo descrivono un recente reportage della Bbc e una lunga inchiesta estiva del New Yorker, entrambi partendo dall’Ospedale dell’amore Weiqing a Shanghai. È qui che si rivolgono le donne tradite per cercare (e pagare) un aiuto.

I 33 MODI PER ALLONTANARE L’ALTRA.

Ventiquattro ore su ventiquattro i telefonisti rispondono a domande su servizi e tariffe che arrivano da tutto il Paese. Si parte da 15 mila dollari, una cifra che raddoppia se c’è bisogno di uno scaccia-amante, e che sale di cinque volte se la donna ha un figlio con il marito fedifrago. L’azienda funziona dal 2001, quando è stata aperta da Shu Xin insieme con la sua assistente Ming Li, sposata da 20 anni e con una figlia adolescente. Secondo loro ci sono 33 modi per allontanare “l’altra” ma, anche se non l’ammettono, quasi tutti si basano su imbrogli e sotterfugi. Si può provare a farla innamorare di qualcun altro, cercare di far trasferire il marito fedifrago in un’altra città, convincere l’uno o l’altra di quanto sia disgustoso il/la compagno/a di nuove avventure con filmati, cartelle mediche o fotografie. I media cinesi sono pieni di queste storie.

LA RIVOLUZIONE DEI COSTUMI

La Cina paga la modernità e la rivoluzione di costumi. Si pensi che prima del 1997 la pornografia, la prostituzione, lo scambismo e il sesso prima del matrimonio erano considerati reati. Per non parlare dell’omosessualità, che è stata comunque nella lista delle malattie mentali fino al 2001. Oggi sono comunque punibili ma con pene spesso meno severe di quelle riportate sulla carta e, cosa forse ancora più importante, nella maggior parte dei casi non vengono denunciati. Le rare notizie di questo tipo di reati ci fanno capire che si rischia al massimo qualche mese di detenzione. E spesso sono più legate alla volontà di ricatto che al sesso in sé.

L’ESERCITO DI ERNAI E XIAOSAN

Come nell’epoca imperiale a un uomo di potere non basta una sola moglie. Mao, che da bravo comunista voleva la parità dei sessi, aveva posto fine alla pratica «decadente e borghese» delle concubine, ma nel privato si divertiva non poco. E così continuano a fare i suoi successori. Le concubine di oggi si chiamano ernai, che letteralmente significa «seconda donna», o xiaosan, «la piccola terza (incomoda)» e sono molte più di quanto si pensi. Una ricerca di qualche anno fa dell’Università del popolo di Pechino evidenziava come il 95% dei funzionari avesse avuto relazioni extraconiugali a pagamento e il 60% avesse mantenuto almeno un’amante.

Di esempi ce ne sono a non finire. Dal funzionario che nel 2002 ha indetto la prima (e unica) competizione annuale per decidere quale delle sue 22 amanti fosse la più piacevole a Liu Zhijun ex ministro delle Ferrovie condannato all’ergastolo per aver preso tangenti per un valore di 3,6 milioni di euro e per aver mantenuto 18 amanti. Anche nel processo più sensazionale degli ultimi anni, quello all’ex principino rosso Bo Xilai, condannato all’ergastolo per corruzione, tangenti e abuso di potere, una delle accuse era quella di aver avuto «rapporti sessuali impropri con un certo numero di donne». Una frase tanto bigotta da essere divenuta immediatamente virale in Rete.

CORPI IN VENDITA

La gente comune sa che i politici di professione non finiscono in galera per una mazzetta o per un’amante. Per gli uomini d’affari concludere una cena in un bordello o viziare un cliente importante offrendogli belle donne è più frequente di quanto si possa immaginare. E la popolazione è ormai sempre più smaliziata. Zheng Tiantian, antropologa sociale dell’Università statale di New York, questo tema non lo ha solo studiato. Per due anni ha lavorato in un karaoke della metropoli di Dalian e racconta la sua esperienza in un libro sconvolgente: Red Lights, The Lives of Sex Workers in Postsocialist China (University of Minnesota Press, 2009). «Gli uomini più potenti», scrive, «erano quelli che potevano controllare emotivamente e fisicamente e loro amanti. Approfittavano di loro e poi le abbandonavano».

LA MORTE DEL FEMMINISMO

Se all’inizio del Novecento, quando la Cina era ancora un impero, molti intellettuali erano convinti che la questione dei diritti delle donne fosse centrale per trasformare la Cina in una nazione moderna e anche ai tempi di Mao l’uguaglianza tra uomini e donne era considerata fondamentale per il Paese e un vanto dei sistemi socialisti, con l’apertura al mercato le cinesi hanno perso il terreno già conquistato. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2013, circa la metà degli uomini cinesi ha usato violenza psicologica o fisica sulla propria compagna. Numeri non troppo differenti da quelli di altre parti del mondo. Ma particolarmente grave è che in Cina il 72% degli uomini che hanno abusato di una donna non abbia subito nessuna conseguenza legale.

IL GENDER GAP

Non solo. Oggi le donne guadagnano in media il 40 per cento in meno degli uomini e faticano ad arrivare a ruoli di potere. C’è una sola donna tra i 25 membri del politburo e la moglie del Presidente, Peng Liyuan, ha dovuto abbandonare la sua carriera di cantante di successo per non far ombra al marito. La chiosa è quello rivela lo scaccia amante Yu Ruojian al New Yorker. «Nel mondo d’oggi una donna che è già stata di qualcuno è come un’auto di seconda mano. Una volta usata non vale un briciolo del prezzo di vendita iniziale. Un uomo usato invece non fa che aumentare di valore».«Il sogno cinese di Xi Jinping», ha sintetizzato l’opinionista Chang Ping, «potrebbe essere meglio descritto come il sogno di un impero patriarcale».

Lettera 43, 31 dic.2017

English article,BBC News:

The Love Hospital that separates spouses from their lovers

 

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