Cina: acquirente principale di specie animali protette in via di estinzione per scopi commerciali

Bangkok – Un recente monitoraggio condotto nel settore del commercio illegale di specie animali protette ha verificato che – di fatto –il Laos sta fallendo nel tentativo di ridurre e contrastare questo triste fenomeno ed è l’avamposto del commercio illegale di specie animali

Funzionari thailandesi mostrano tigri morte, leopardi e pangolini sequestrati ad un commerciante illegale di specie selvatiche nella provincia di Nakhon Phanom nel 2008.(fonte,The Guardian)

Questo studio, a partire dal Laos, è diventato un monito ufficiale condiviso con tutte le Nazioni dell’arco Sud Est asiatico in riferimento all’acquirente principale di specie protette come pangolini (Manix Javanica), il Bicero dall’Elmo Rhinoplax Vigil ed altri tipi di specie animali protette, ovvero la Cina. La domanda di specie animali protette nel colosso cinese è in continuo aumento e la soglia nello scrupolo nell’acquistarle illegalmente diviene correlativamente sempre più bassa. La Cina, infatti, è da lungo tempo l’hub di riferimento principale per il contrabbando di specie protette, alimentando così il connesso livello di corruzione e l’allentamento delle difese legali che spesso si rivelano sempre più inefficaci nel porre sotto controllo questo commercio che, estremizzando il discorso, è anche tra le principali cause della scomparsa delle specie protette stesse.

Il gruppo di monitoraggio sulla fauna denominato TRAFFIC la scorsa settimana ha affermato ufficialmente che alcune specie a rischio come pangolini e rhinoplax vigil sono stati venduti e commercializzati in modo evidente in Laos e che i sistemi legali di difesa definiti in contrasto con quel tipo di commercio illegale è di fatto privo di aggiornamenti ad hoc per il livello assunto oggi dalla questione. Gli uffici di attuazione del programma di TRAFFIC per il Sud Est Asia hanno chiaramente espresso nel loro documento finale che le Autorità istituzionali devono necessariamente considerare questi temi materia principale d’azione in termini di contrasto e migliore focalizzazione dei sistemi giuridico-legali d’azione nel solco del loro contrasto verso le forme illegali di commercio di specie protette. Il Laos, infatti, sta diventando progressivamente la capitale di questi commerci illegali, a fronte di scarsa operatività e riforme legali.

Ad esempio, i pangolini sono diventati la specie protetta più a rischio a causa del fatto che attraverso il Laos ne sono stati illegalmente venduti un milione nel decennio scorso, secondo stime effettuate dai gruppi di protezione animali. Destinazione principale: Cina. La loro carne è considerata una prelibatezza mentre la pelle ed altri elementi sono utilizzati nella medicina tradizionale e per alcune richieste specifiche del mondo della moda e dell’abbigliamento o accessoristica come stivali e scarpe. I ricercatori di TRAFFIC affermano di aver trovato migliaia di bilance con questi animali a fini di vendita nel Laos del Nord durante una loro ricerca condotta agli inizi dell’anno in corso e che più di 5.600 pangolini provenienti illegalmente con una relativa certezza dal Laos sono stati individuati tra il 2010 ed il 2015. La gran parte di questi animali è stata commercializzata illegalmente attraverso la Thailandia per poi essere venduta a favore della destinazione finale, ovvero la Cina oppure in Vietnam. Anche se una buona parte di questi animali e specie protette è riscontrabile anche nel territorio dello stesso Laos. Secondo gli attivisti ed i ricercatori che operano nel settore della difesa delle specie protette, gli animali sono facilmente rintracciabili nei negozi che ormai li vendono apertamente sui propri banchi vendita con tanto di scritte plurilingue, laotiano e cinese compresi e con prezzi sia in Yuan sia in Dollari USA.

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