Cina, 4 anni a un attivista dei diritti umani. Il processo è durato un giorno

L’attivista per i diritti umani Zhai Yanmin è stato riconosciuto colpevole di sovversione dello stato e condannato a una detenzione sospesa di quattro anni dopo un processo durato un giorno.

Secondo l’agenzia di stampa governativa Xinhua è stato accusato di cospirare con altri avvocati per «attaccare il sistema legale nazionale e provocare l’odio del popolo verso il governo». Avrebbe confessato ripetutamente di aver provato a fomentare una «rivoluzione colorata», termine che Pechino utilizza per ricordare le proteste che hanno causato il crollo dell’ex Unione sovietica. La pena sospesa significa che Zhai, la cui attività politica risale al 1989 quando da studente prese parte alle proteste di piazza Tiananmen, vivrà sotto stretta sorveglianza e non potrà incontrare giornalisti o attivisti. Pena la prigione vera e propria.

Si tratta del primo processo degli arresti avvenuti in quello che è passato alla storia come «il venerdì nero dei diritti umani in Cina». Zhai infatti era stato preso a luglio 2015 in un’operazione di polizia senza precedenti che aveva portato a circa 300 persone tra legali e attivisti per i diritti umani ad essere presi in consegna dalle autorità, interrogati o arrestati su tutto il territorio cinese. Tutti comunque avevano lavorato su casi che riguardano la libertà di parola e di culto, i diritti umani e l’abuso di potere. La maggior parte di loro era collegata allo studio legale Fengrui, famoso per aver difeso gli anelli più deboli della società e i cosiddetti dissidenti. Tra i suoi clienti più noti, l’artista Ai Weiwei e l’economista uiguro Ilham Tohti. 

Ad oggi 20 persone sono ancora in carcere mentre altri tre attivisti stanno per affrontare le stesse accuse di Zhai nello stesso tribunale della città di Tianjin. Si tratta di Hu Shigen, Zhou Shifeng and Li Heping, professionalità chiave dello studio legale Fenrui. Tutt’altra storia invece quella dell’avvocata Wang Yu, la prima ad essere arrestata l’anno scorso, che ieri è stata rilasciata su cauzione dopo che un filmato con la sua confessione, che si sospetta forzata, è stato divulgato dalla stampa locale. Nel filmato, tra le altre cose, l’avvocata rinuncia a continuare la sua attività legale.

La Stampa, 20/08/2016

English article, BBC News:

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