Cina, 12 anni di carcere all’avvocato di Ai Weiwei

E’ stato condannato a 12 anni di carcere per frode l’avvocato dei diritti umani Xia Lin, noto per aver difeso anche l’artista Ai Weiwei e altri oppositori del regime comunista.

L’uomo, arrestato nel novembre del 2014 a Pechino, è solo l’ultimo di una lunga serie di avvocati e attivisti a finire dietro le sbarre da quando il presidente Xi Jinping è al potere.

“E’ stata una sentenza politica. Il mio assistito si è sempre proclamato innocente” ha detto Ding Xikui, l’avvocato di Xia.

Fuori dal tribunale una piccola folla di sostenitori si è riunita per protestare contro una condanna che colpisce per la sua durezza. La moglie dell’attivista,  Lin Ru, ha già annunciato il ricorso in appello. Secondo l’accusa Xia ha frodato diverse persone di almeno 10 milioni di yuan (circa 1,3 milioni di euro) per pagare i debiti di gioco.  Ma l’avvocato ha replicato che il suo assistito aveva semplicemente contratto dei prestiti che stava ripagando.

Per la legge cinese la frode, se riguarda somme ingenti di denaro,  viene punita con pene che possono arrivare a dieci anni di carcere.

Xia aveva lavorato con Pu Zhiqiang, uno degli avvocatìi per i diritti umani più conosciuti nel Paese, che lo scorso anno è stato condannato a tre anni di prigione per aver scritto su internet dei post contro il governo e aver organizzato una riunione in ricordo della strage di Tienanmen. La pena era poi stata sospesa.

Lo scorso agosto il presidente Xi aveva lanciato una campagna contrro il dissenso che aveva portato all’arresto di numerosi attivisti e avvocati dei diritti umani. Le retate erano state criticate da molte ong internazionali perché motivate politicamente.

“Questa sentenza è un avvertimento per tutti gli avvocati dei diritti umani che da un anno a questa parte subiscono una dura repressione” ha detto Maya Wang di Human Rights Watch.

Il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang ha definito “un piccolo gruppo di persone che non rappresentano la comunità internazionale” i contestatori della sentenza.

Corriere della Sera, 22/09/2016

English article, The New York Times:

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