Chiusa fabbrica abusiva cinese, ci lavoravano anche sette italiani

Blitz dei carabinieri in Valcamonica: tre cinesi dormivano in una stanza da letto improvvisata. Sul libro paga della titolare c’erano più bresciani che cinesi.

Foto della Fabbrica chiusa (foto Carabinieri)

A Cologno Monzese, quando i carabinieri hanno suonato il campanello un mese fa, gli operai sono stati nascosti dietro un’intercapedine di cartongesso. A Brescia la conclusione è stata meno grottesca ma la vicenda è simile nel modus operandi e nelle dimensioni. Fabbrica abusiva di confezionamento abiti, titolare cinese e dipendenti tutti (ovviamente) in nero.

Al lavoro più italiani che cinesi

Non certo una novità ma, in questo caso, rarità assoluta e forse specchio di un mercato del lavoro che fatica a uscire dalla crisi, i carabinieri hanno trovato nella fabbrica abusiva più operai italiani che cinesi. Nel dettaglio, quando i militari di Breno sono arrivati a Artogne facendo la conta dei dipendenti, hanno scoperto che sette erano italiani e solo sei erano asiatici. Tre cinesi, regolarmente in Italia e domiciliati nel Comune camuno, erano al lavoro sulle macchine, altri tre, di cui uno clandestinamente in Italia, dormivano in una stanza da letto improvvisata. Sul libro paga della 52enne cinese deferita, dunque, c’erano più italiani che asiatici. Tutti bresciani che lavoravano in nero, tutti residenti in Valcamonica. A Prato non sono pochi gli italiani assunti in aziende – regolari – cinesi: gli imprenditori mandarini hanno bisogno di manodopera specializzata nel comparto confezionamento tessili. Secondo un’analisi dell’istituto di ricerca IRIS, tra il 2010 e il 2015 le aziende cinesi di Prato e provincia hanno assunto 355 lavoratori italiani su un totale di 1.888 contratti di lavoro aperti.

La fabbrica abusiva è stata chiusa

A Artogne, però, nessuno aveva un contratto. Alla titolare è stato notificato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale per aver impiegato personale non risultante da documentazione obbligatoria in misura pari o superiore al 20% del totale dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro, è stato contestato l’impiego di personale lavorante senza preventiva comunicazione agli enti preposti. L’imprenditrice è stata inquisita poiché nella sua veste di datore di lavoro «occupava alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o con permesso senza richiesta di rinnovo nei termini previsti». Da Brescia a Roma: una ragazza di nazionalità cinese risultata essere clandestina è stata accompagnata dai militari Arma presso il C.I.E. Ponte Galeria (Roma) per le operazioni di espulsione. Complessivamente sono state elevate sanzioni amministrative per 35mila euro.

Corriere della Sera ediz. Brescia,30/07/2016

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