Dopo 25 anni di carcere e torture, torna libero un attivista tibetano
Dopo 25 anni di carcere le autorità cinesi hanno rilasciato un attivista tibetano, arrestato e condannato a morte per aver preso parte alle proteste anticinesi di Lhasa del 1988.
Dopo 25 anni di carcere le autorità cinesi hanno rilasciato un attivista tibetano, arrestato e condannato a morte per aver preso parte alle proteste anticinesi di Lhasa del 1988.
Tre tibetani, due monaci e una donna, si sono dati fuoco ieri nella provincia del Sichuan, portando a 119 le persone che si sono autoimmolate per la libertà del Tibet e contro l’occupazione cinese.
Continua senza sosta la persecuzione dei cristiani in Cina. Secondo un rapporto sulla libertà religiosa in Cina realizzato da ChinaAid, nel 2012 sono stati riscontrati 132 casi di persecuzione nel paese, il 41,9% in più del 2011; 4.919 cristiani sono stati perseguitati, di cui 442 sacerdoti o pastori, il 13,8% in più del 2011; 1.441 [...]
Le autorità cinesi hanno arrestato 21 tibetani, che ieri protestavano contro la demolizione forzata delle loro case a Kyegudo (provincia del Qinghai, Tibet orientale).
Perché crimini contro la coscienza? Perché tutte queste atrocità? A che scopo tutta questa crudeltà? Perché tanta gente muore e si sacrifica e subisce immani sofferenze?
Tutto quanto riporto su questo articolo è frutto di un personale e lungo colloquio con il mio caro amico il monaco birmano il Ven. Ashin Sopaka (Foto in basso, in alto a sinistra).
Un libraio cristiano di Pechino, che voleva aiutare i fedeli di Taiyuan (nello Shanxi) ad aprire una propria libreria religiosa, è stato picchiato, minacciato e arrestato dalla polizia locale che gli ha intimato: “Non ti azzardare a portare qui la cultura cristiana.
In un raro gesto di disgelo, le autorità cinesi hanno liberato dopo 17 anni di carcere un monaco e attivista tibetano che si era battuto per l’indipendenza del Tibet e il ritorno del Dalai Lama, in carcere per “attività controrivoluzionarie” e “minacce allo Stato socialista”.
Non si ferma la repressione “a tutto campo” del governo cinese contro le minoranze etniche. Nonostante il massacro continuo che avviene in Tibet, infatti, Pechino ha scelto di usare il pugno duro anche nel Xinjiang, provincia settentrionale patria dell’etnia uighura.
Un monaco tibetano di Kirti si è dato fuoco ed è morto a Ngaba (provincia del Sichuan) per protestare contro il dominio cinese e chiedere il ritorno del Dalai Lama in Tibet.
Le autorità cinesi hanno arrestato cinque tibetani nella provincia del Sichuan, che protestavano per chiedere il ritorno del Dalai Lama in Tibet.
Un giovane tibetano si è dato fuoco all’interno di un monastero nella provincia cinese del Qinghai per protestare contro il “pugno di ferro” imposto da Pechino nella regione del Tibet.
Due giovani tibetani si sono dati fuoco e sono morti a Ngaba (provincia del Sichuan), invocando la fine del regime cinese e il ritorno del Dalai Lama in Tibet.
Un uomo di 49 anni identificato come Namla Tsering si è dato fuoco in una strada affollata di Labrang - contea di Sangchu - per protestare contro la dominazione cinese del Tibet e chiedere il ritorno del Dalai Lama.
Altri due giovani tibetani si sono dati fuoco per protestare contro l’oppressione di Pechino. Dendup Gopchep (v. foto), 30 anni, monaco della comunità tibetana in esilio in Nepal, ha compiuto il suicidio durante le manifestazioni per il capodanno lunare organizzate davanti alla stupa di Boudhanath.