Cambiamenti epocali nel mondo automotive. Insidie cinesi.

Secondo quanto riportato dai principali giornali internazionali pare che Fiat-Chrysler sarebbe intenzionata a cessare l’offerta di modelli con motorizzazione diesel a partire dal 2022. Simili decisioni sarebbero allo studio anche da parte dei principali costruttori mondiali che stanno destinando sempre maggiori investimenti per soluzioni ibride (elettrico+benzina) o elettriche 100%.

Sicuramente questi cambiamenti avverranno in modo graduale, ed in questa fase di transizione, se verrà confermata la messa al bando dei motori diesel, si assisterà ad una crescita delle vendite di motori alimentati a benzina. Infatti già nel 2017 in Europa le vendite di vetture a benzina ha superato quelle diesel e cio’ non accadeva dal 2009. Tuttavia questa tendenza non è la migliore soluzione dal punto di vista ambientale,  infatti è risaputo che i motori a gasolio sono i maggiori responsabili delle emissioni di ossido di azoto (NOX), ma a parità di cilindrata emettono meno anidride carbonica (CO2). Quindi la coperta sembra decisamente corta.

Dunque questa fase di transizione appare incerta e la soluzione ottimale sembra proprio essere il motore elettrico, soprattutto quando la ricerca tecnologica sarà riuscita a migliorarne le prestazioni in termini di autonomia e a ridurre il  prezzo al pubblico.

Il tema è estremante delicato e va osservato con attenzione perché la produzione di motori diesel e la componentistica sono un pezzo importante dell’economia italiana con un valore stimato di oltre 5 miliardi all’anno ed l’impegno di alcune migliaia di lavoratori.

Quindi la svolta verso le propulsioni elettriche nasconde insidie da non sottovalutare perché è la Cina a detenere una posizione dominate nella produzione di batterie. Quindi sarebbe importante utilizzare una politica molto attenta,  per tutelare la nostra industria ed evitare di regalare ai cinesi anche questo settore industriale cosi importante e strategico.

Ma cerchiamo di capire perché la Cina è stata in grado di ottenere, in modo astuto e lungimirante, una posizione dominate nel settore della produzione di batterie.

Per fare questo dobbiamo parlare di “terre rare”, cioè di un gruppo di diciassette metalli essenziali per la produzione di telefoni cellulari, schermi a led, tubi a raggi x, hard disk, obiettivi fotografici e materiale ottico, lampadine a risparmio energetico, attrezzature mediche, pale eoliche, fibre ottiche, tecnologie militari e batterie per auto elettriche. Il nome non tragga in inganno perché non sono elementi rari, ma il problema è che si trovano in bassa concentrazione e sono mescolati con altri metalli, alcuni dei quali radioattivi (uranio e torio). Di conseguenza l’estrazione, la separazione e la purificazione risulta difficile, richiede l’utilizzo di molte sostanze chimiche e di conseguenza la lavorazione ha impatti ambientali devastanti.

L’epicentro mondiale della produzione di terre rare è la città industriale di Baotou, nella regione cinese della Mongolia Interna, uno dei luoghi piu’ contaminati del pianeta. Cosi’ la Cina controlla il 97% della produzione mondiale di terre rare, dato che sale al 100% nel caso di terre rare pesanti (Come la Cina sta conquistando l’occidente- Juan Cardenal, Heriberto Arauj-Feltrinelli). Disponibilità di manodopera a basso costo e tutele ambientali secondo i “parametri” cinesi, hanno permesso alla Cina di conquistare il monopolio della produzione mondiale di metalli essenziali per la produzione high-tech. Adesso la Cina, come monopolista,  ha un potere straordinario e puo’ condizionare l’andamento  dei prezzi ed influenzare in modo determinante le relazioni con gli altri paesi importatori sfruttando una posizione dominate nelle relazioni internazionali.

Per la Cina ottenere posizioni di forza nei settori strategici fa parte di un disegno preciso. Pechino è stata poi abilissima a diffondere l’idea che gli scambi commerciali non possono esistere senza i legami istituzionali. Quindi in occidente si è diffusa la convinzione che è molto importante evitare di indispettire la Cina per questioni politicamente sensibili al fine di non avere impatti negativi sugli affari (Come la Cina sta conquistando l’Occidente- Juan Cardenal, Heriberto  Araujo- Feltrinelli). Con questa tattica Pechino ha ottenuto e sta ottenendo risultati straordinari.

Diventa sempre più pericoloso permettersi di entrare in rotta di collisione con il processo espansionistico cinese senza incappare in ricatti e ritorsioni sul piano economico.

Marzio Ammendola,01/03/2018

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La Cina ha guadagnato sempre maggiore terreno e potere in tutto il mondo in maniera capillare a  scapito di molte nazioni. Gli interessi politici ed economici con il paese del dragone hanno permesso alla Cina di introdursi in settori dell’economia nevralgici  il tutto  mondo e non  ha incontrato ostacoli efficaci e ha creato nei paesi interessati enormi problemi.

Tale situazione ha causato delocalizzazioni, bancarotta di imprese, indebitamenti dei governi, cassa integrazione e disoccupazione. Dal suo ultimo viaggio in Europa, Xi Jinping è tornato sazio di contratti e di silenzi. Il presidente cinese ha firmato accordi per decine di miliardi di euro con Francia, Germania, Olanda, Belgio e Italia. Molte ombre nasconde la politica economica di questo dittatore sanguinoso Xi Jinping che ha  messo sempre in chiaro che in Cina il monopolio del potere rimane al Partito.

I vari governi stanno sacrificando sull’altare dell’avarizia economica (crescita) diritti e risorse dei loro stessi popoli e ne modificano la vita sociale.

Mi trovo sulla stessa linea di pensiero del caro amico Marzio. Occorre fare attenzione ai facili entusiasmi,  andare molto cauti, e valutare obiettivamente le mire espansionistiche della Cina e quale è il suo ultimo scopo.

Commento di Gianni Taeshin Da Valle, direttore responsabile LRF

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