I buddisti di Lerici chiedono sostegno: Sos dalla comunità religiosa “Musang Am”

I monaci del tempio buddista ” Musang Am” di San Lorenzo, sulla collina di Lerici, hanno bisogno di sostegno. Non è loro costume chiedere. A farsi interprete dell’invito a sostenere la minuscola comunità, pacifista e vegetariana, è Gianni Da Valle. “Sono rimasto male, spiega, perché ho provato a scrivere un appello alle più importanti realtà buddiste, in Italia, e nessuno mi ha risposto. L’ho fatto con il consenso dei monaci dell’eremo. Mi sarei aspettato una solidarietà che non c’è stata”.

Il piccolo tempio buddista “Musang Am”

Da Valle è un praticante della comunità, e frequenta il centro, come molti lericini, e soprattutto persone che arrivano da fuori, per meditare, o solo per conoscere la vita quotidiana dei monaci. La Bodhidharma si basa “sul buddismo coreano”.

L’abate del tempio, il monaco Taehye, di origine finlandese, ha ordinazioni monastiche della Corea e della Birmania, e ha ricevuto insegnamenti da maestri tibetani. Il tempio vive sulle offerte libere.

“Come si può immaginare, non è facile, in Occidente, sottolinea Da Valle, e in particolar modo oggi, con l’attuale crisi. Gran parte dei praticanti, a Lerici, è composta da studenti, pensionati, disoccupati e artisti, che non hanno disponibilità di denaro, e fanno quello che possono, per contribuire al sostentamento”.

I costi vivi sono quelle delle utenze, come luce e gas, oltre alle piccole manutenzioni. Poi c’è il cibo. L’abate Taehye mette a disposizione la sua piccola pensione, che ovviamente non basta.

Il monaco Kusanalanda, bravo pianista ligure che ha scelto di ritirarsi nella meditazione, abbandonando l’attività da concertista, contribuisce insegnando musica, fa volontariato, insegna meditazione in carcere, sostiene le campagne animaliste. Si sposta fra Lerici e Genova, organizza eventi culturali. Le entrate sono comunque limitate.

“Ho scritto alle comunità buddiste più importanti, dice Da Valle, facendo notare che senz’altro hanno mezzi economici diversi, e potrebbero sostenere questo piccolo tempio, in cui i monaci fanno tanto. Collaborano anche con le campagna contro la violazione dei diritti umani in Cina e in Tibet, e con l’associazione Karuna, una olnus che raccoglie per bambini poveri e orfani, fra Birmania e Sri Lanka. Purtroppo non siamo stati presi in considerazione, e questo francamente mi ha lasciato sconcertato”.

Per informazioni: http://www.bodhidharma.info/

Sondra Coggio, Secolo XIX,27/01/2018

 

 

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