Biografo di Giovanni Paolo II: Chiamare la Cina il “migliore” della dottrina sociale cattolica è “psicotico”

In risposta all’affermazione del Vescovo Marcelo Sorondo, secondo cui la Cina comunista è tra i “migliori paesi che applicano la dottrina sociale della Chiesa”, l’autore e analista cattolico George W. Weigel, che ha scritto la biografia di Papa Giovanni Paolo II, ha detto che per cercare di far “quadrare le pratiche totalitarie della Cina con la dottrina sociale della Chiesa cattolica si richiede qualcosa che si avvicini ad un distacco psicotico dalla realtà” e rifiuta in maniera assoluta le affermazioni del Vescovo.

La dottrina sociale cattolica si basa su quattro principi fondamentali”, ha spiegato il biografo nella National Review. “L’inviolabile dignità e valore di ogni persona umana, la responsabilità di tutti di esercitare i propri diritti in modi che contribuiscono al bene comune, l’importanza del pluralismo sociale e della società civile (quindi il rifiuto del totalitarismo), e l’imperativo di solidarietà (la virtù dell’amicizia civile che lega insieme società libere). “Niente di tutto questo è permesso nella Cina comunista oggi”.

Ci sono più di 1.000 campi di concentramento e lavoro forzato chiamati laogai in Cina, dove i prigionieri vengono uccisi, così i loro organi possono essere venduti. Inoltre, come ha spiegato Weigel, lo stato cinese regola le dimensioni della famiglia; c’era una politica del figlio unico per decenni e ora esiste una politica dei due figli. Gli aborti forzati non sono rari. Questa è “una crudeltà grottesca praticata regolarmente nella RPC oggi”, ha detto Weigel.

Inoltre, non esiste “nessun diritto alla libera circolazione all’interno della Cina comunista”, ha detto Weigel, e la Cina è uno stato ufficialmente ateo in cui la persecuzione religiosa è comune.

“Questi sono i fatti”, ha detto Weigel. “Cercare di contrapporli alla dottrina sociale della Chiesa cattolica richiede un qualcosa che si avvicini a un distacco psicotico dalla realtà o, peggio, a un’ignoranza intenzionale, chiudendo un occhio alla repressione e alla persecuzione per indulgere nelle fantasie di un paradiso socialista libero da la spiacevolezza della società liberale borghese”.

“Lo stesso distacco dalla realtà è stato dimostrato nell’elogio di Mons. Sánchez sull’adesione della Cina all’accordo climatico di Parigi e alla sua” leadership morale” nel campo del cambiamento climatico. Che aria, si chiede, ha fatto respirare al vescovo in Cina, uno dei paesi più fortemente inquinati al mondo?”

“Sua Eccellenza immagina che un regime totalitario, deciso ad affermarsi come potenza globale e non responsabile verso la sua popolazione, affronterà seriamente i suoi problemi di massiccio inquinamento atmosferico, idrico e del suolo perché ha firmato un pezzo di carta del City of Light?”

Come documentato in The Black Book of Communism (Harvard University Press), almeno 65 milioni di persone sono state uccise in Cina come risultato diretto delle politiche comuniste dalla rivoluzione nel 1949-50. Il numero di questi morti  è maggiore del numero stimato di morti in tutto il mondo durante la Seconda Guerra Mondiale e questo genocidio è costato 50 milioni di dollari

Il genocidio politico e di classe nella Cina comunista non è mai stato affrontato pubblicamente in modo del tutto effettivo. I suoi crimini, che sono ancora oggi in corso, sono nascosti dai media cinesi, dai loro amici nei media occidentali, dall’accademia Westeriana, da Hollywood e, apparentemente, da alcuni dei loro compagni di viaggio in Vaticano.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus. “L’altra Cina: in ricordo di Harry Wu”


CNS news, 12/02/2018

English article, CNS news:

Papal Biographer Slams Vatican Bishop on Pro-China Views — ‘A Psychotic Detachment From Realit

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