Banca di Cina: Hong Kong e Macao saranno “molto colpite” dalla crisi mondiale

Pechino, Cina – La crisi finanziaria globale colpirà molto le economie di Hong Kong e Macao e potrà causarvi crisi politiche.

E’ l’ammonimento di Zhou Xiaochuan, governatore della centrale Bank of China (Boc), che ieri a Shenzhen ha partecpato ad un incontro con i rappresentanti delle due zone, in preparazione all’ Assemblea nazionale del popolo e della Conferenza consultiva politica del popolo, che si terranno in marzo.

Zhou ha ricordato che l’economia delle due zone speciali è molto vulnerabile. Lo dimostrano i contraccolpi locali ai problemi della Bank of East Asia,  e le grandi perdite subite dai  sottoscrittori dei bond della fallita Lehman Brothers. Ha concluso che “in un periodo di recessione e con scarsa fiducia popolare, la stabilità politica di Hong Kong e Macao può essere in pericolo”.

Il pericolo è che la crisi colpisca l’economia reale, riducendo le esportazioni e il consumo interno, aumentando la disoccupazione e facendo crescere difficoltà per piccole e medie imprese. Tutti fattori che “possono scatenare una tempesta, se non affrontati in modo adeguato”.

Per questo la Boc studia nuove forme di finanziamento per le imprese di Hong Kong, per fornire eventuale liquidità.

James Sung Lap-kung, scienziato politico universitario, commenta al South China Morning Post che è raro che il capo della banca centrale usi toni così duri. “Questo mostra che il governo centrale è molto preoccupato per l’impatto dell’instabilità finanziaria sulla società di Hong Kong”.

Le preoccupazioni riguardano comunque l’intera società cinese. Ieri Han Zheng, sindaco di Shanghai, davanti a 1.700 delegati per l’annuale congresso cittadino del Partito comunista (Pc), ha previsto che nel 2009 l’economia della città crescerà non più del 9%, rispetto al +13,3% del 2007 e dato minimo dal 1991. Ha indicato quale priorità la creazione di nuovi posti di lavoro.

Pessimista anche Xu Zongheng, sindaco di Shenzhen. Sempre ieri, durante la riunione plenaria annuale del Pc locale, ha previsto per la città una crescita economica non superiore al 10%, rispetto al 12,1% del 2008 e al 14,6% del 2007. Ha assicurato forme di assistenza sociale per i disoccupati e iniziative “per assicurare che la crisi economica non scuota la stabilità sociale”. Dal 1980 al 2006 la città ha avuto una crescita media superiore al 27% annuo.

Li Qiang, direttore del China Labor Watch, osserva che “in Occidente la crisi è soltanto economica. Ma in Cina è un grave problema politico” perché fa emergere questioni a lungo occultate dal boom economico, come la grande differenza tra le ricche città e i molti rurali poveri e la necessità di tutela per i diritti dei lavoratori.

Dati ufficiali parlano di 18 milioni di residenti urbani disoccupati, pari al 9% della forza lavoro, massimo livello dalla rivoluzione comunista del 1949. Questo dato trascura gli oltre 110 milioni di lavoratori migranti, spesso in nero, e non considera circa un milione di laureati in cerca di lavoro. Per impedire proteste sociali il governo deve mantenere alta l’occupazione, ma secondo esperti questo sarà possibile solo se la crescita economica rimane sopra l’8%.

Fonte: AsiaNews, 14 Gennaio 2009

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