Bambini uccisi, la polizia cinese vigilerà le scuole. Autocritica di Wen Jiabao

Eccezionali misure di sicurezza con polizia e guardie armate a sorvegliare ogni scuola e asilo con l’ordine di sparare per uccidere. Il governo cerca di frenare l’ondata di brutali omicidi contro bambini nelle scuole. Ma si interroga anche sui perché.

Wu Heping, portavoce del ministro per la Sicurezza Pubblica, ieri ha ammesso che la polizia non riesce a proteggere le scuole, colpite da 6 attacchi pluriomicidi in 2 mesi con 17 morti e circa 70 feriti. Ha però assicurato che sarà rinforzata la sicurezza in tutte le scuole, anche in villaggi remoti e con l’ordine di sparare per uccidere gli aggressori.

Il governo di Pechino ha ordinato alla polizia di presidiare tutti gli istituti e ha anche assunto guardie private. Il municipio di Shenzhen ha ordinato alle scuole di assumere guardie private di sicurezza e di installare telecamere di controllo collegate con la polizia.

Cresce la paura e a Guangzhou i genitori iscrivono i figli a scuole di arti marziali e danno loro bombolette spray al peperoncino.

Oltre a rinforzare la sicurezza, le autorità centrali stanno anche compiendo una severa autocritica e riconoscendo che tale situazione è pure conseguenza dell’esasperazione cui molti cittadini sono stati ridotti da una società ultracompetitiva e ingiusta, anche per il disinteresse e la corruzione diffusa dei governanti. Per i recenti omicidi, Wu ha biasimato le autorità regionali per non avere dato ascolto alle doglianze e alle petizioni dei cittadini e non avere affrontato i problemi sociali, portando molte persone a misure estreme di protesta contro la società.

Il 13 maggio il premier Wen Jiabao ha detto alla televisione che tali aggressioni conseguono a radicati problemi sociali che le autorità locali hanno trascurato. In modo che “i problemi sono diventati più gravi, passando da questioni civili a casi criminali, e da casi criminali sono sfociati in atti violenti ed estremi”. Per questo, oltre a potenziare la sicurezza, occorre “individuare le ragioni profonde del problema”, che ritiene “comprendano un certo livello di tensione sociale”.

I recenti aggressori erano persone tra i 30 e i 40 anni, in genere senza particolari problemi mentali, con problemi personali o di lavoro: tra loro c’erano 3 contadini, un insegnante, un operaio disoccupato, un ex dottore lasciato dalla fidanzata. Hanno massacrato bambini indifesi e a loro sconosciuti, con coltelli da macellaio e martelli.

Fonte: AsiaNews, 15 maggio 2010

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