Bambini accoltellati e libertà religiosa

Le notizie sulle insensate uccisioni di bambini all’asilo o nelle scuole elementari in Cina riempiono di orrore e sofferenza. Ancora quest’oggi registriamo le violenze contro sei bambini fatti a pezzi a colpi di coltello, l’uccisione di un loro insegnante e il ferimento di altri piccoli, tutti minori di sei anni.

Negli ultimi mesi altri cinque attacchi – spesso a colpi di coltello, lo stesso usato per sgozzare i maiali – sono avvenuti in zone povere e ricche del Paese, dal Jiangsu al Guangdong e al Fujian.

Il ministero della Pubblica sicurezza ha subito inviato in 18 zone del Paese gruppi di esperti per verificare l’attuazione dei nuovi metodi di sicurezza che si vogliono mettere nelle scuole: telecamere all’interno degli edifici, pattuglie all’esterno per filtrare chi entra e chi esce. Ma non si intravedono ancora i risultati. Anche perché tale attuazione andrebbe a intaccare i già magri bilanci delle scuole.

Fra i nuovi criteri per la sicurezza, vi è anche quello di tenere sotto controllo le persone che hanno una storia di squilibri psichici. La tesi ufficiale del governo è infatti che tutti gli assassini sono degli squilibrati e sono casi isolati.

In realtà, dall’elenco degli uccisori di questi mesi – e di altri negli scorsi anni – ci si accorge che solo uno o due erano persone con turbe psichiche. Gli altri erano invece persone frustrate dalla mancanza di lavoro, vittime di corrotti capi locali, disoccupati nel pieno della disperazione.

Il livello di pressione violenta raggiunto nelle città e campagne della Cina è abissale: operai migranti non pagati; famiglie espropriate della casa; terreni agricoli svenduti all’insaputa dei villaggi; intere città inquinate; controlli, arresti, sequestri da parte delle forze di polizia. Senza contare le frustrazioni che subiscono le famiglie con il controllo delle nascite, gli aborti forzati, le tasse per il secondo figlio, ecc..

Il governo mette sottochiave tutti questi problemi vietando ai giornalisti di parlarne, cancellando siti internet che ne discutono, arrestando chi diffonde “notizie tendenziose”, soffocando perfino il sistema delle petizioni, le lettere consegnate alle autorità centrali, una volta unico baluardo contro le ingiustizie subite ad opera dei capi locali.

Allo stesso tempo, una guidata orchestrazione dei media diffonde all’interno e nel mondo i successi, la ricchezza, il potente fulgore della Cina, come è avvenuto a Pechino per le Olimpiadi e come avviene a Shanghai con l’Expo.

La gente, trovandosi sola con i suoi problemi, senza canali di espressione, oggetto di violenza dalle autorità, sembra trovare tragico sfogo nelle violenze verso i piccoli, persone ancora più indifese.
Da anni l’Accademia delle Scienze sociali di Pechino mette in guardia il governo che se non trova dei canali di comunicazione coi problemi della popolazione e non lascia spazi alla democratici, il Paese rischia di cadere in un nuovo conflitto alla Tiananmen, questa volta 100. 1000 volte più sanguinoso.

E si trovano sempre più voci di accademici che vedono nella libertà religiosa una importante condizione per la riconciliazione sociale. Le comunità religiose hanno la possibilità di sconfiggere la solitudine di tante vittime degli ingranaggi sociali e guarire attraverso la carità situazioni individuali che sfuggono ai survey dei ministeri. Le religioni sono anche l’occasione per la scoperta della dignità dell’individuo, che non dipende da quanto ha o possiede, che rende capaci di costruire nella società senza la violenza. E infine, proprio attraverso le religioni – e alla dimensione spirituale – si può giungere a un equilibrio sociale armonico: quello che predica Hu Jintao, ma senza raggiungerlo perché bloccato da un’ideologia e una prospettiva materialiste.

Con tristezza dobbiamo registrare che la Cina guarda alla democrazia e alla libertà religiosa come a dei nemici. E invece sono la strada per sgonfiare la violenza, pena il suicidio sociale anche del tanto decantato successo economico dell’impero di Mezzo.
Bernardo Cervellara

Fonte: AsiaNews, 12 maggio 2010

Condividi:

print print
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.