Australia, la rete elettrica non andrà ai cinesi. Proposte contrarie all’interesse nazionale.

Negli ultimi anni settori cruciali dell’economia del paese hanno contato sulla disponibilità economica cinese, ma parallelamente è cresciuto un fronte politico di opposizione.

Nella Repubblica popolare lo prenderanno come un affronto. Il tesoriere australiano Scott Morrison ha definito «contrari all’interesse nazionale» le proposte della China’s State Grid Corp e della Hong Kong’s Cheung Kong Infrastructure Holdings per l’acquisizione del 50,4% di Ausgrid, la più grande azienda elettrica del paese. Sempre quest’anno gli australiani avevano bloccato con la stessa motivazione una cordata cinese guidata dalla Shanghai Pengxin Group per comprare l’80% dell’allevamento più grande del paese, il Kidman & Co.

Sono no che bruciano specie perché anche la Gran Bretagna ha recentemente rinviato a data da destinarsi il progetto nucleare di Hinkley Point, costringendo l’ambasciatore cinese a Londra Liu Xiaoming a definire i rapporti tra le due nazioni «in un momento storico cruciale». Non ci sono state esternazioni ufficiali, ma gli analisti sono convinti che alla base del rinvio ci siano le preoccupazioni della nuova premier Theresa May sull’ingresso cinese in un progetto nucleare su territorio Uk.

Il caso australiano non è diverso. Negli ultimi anni settori cruciali dell’economia del paese hanno contato sulla disponibilità economica cinese, ma parallelamente è cresciuto un fronte politico di opposizione. Di fatto gli investimenti cinesi nel 2015 sono più che raddoppiati arrivando alla cifra record di 15 miliardi. Sono soprattutto nel settore immobiliare, seguito da quello energetico (20%), della sanità (17%), delle attività estrattive (9%), delle infrastrutture (3%) e della produzione agroalimentare (3%). Ma politici e residenti cominciano ad essere preoccupati per l’influenza che la Cina potrebbe avere sull’economia del paese.

Cresce inoltre la rabbia verso i «vicini facoltosi» che hanno fatto esplodere il mercato immobiliare delle principali città australiane al punto che i residenti locali non possono più permettersi di vivere al centro di Sydney o Melbourne. Per tutta risposta il governo australiano comincia a fare più controlli sugli investimenti cinesi. Nell’immobiliare ha addirittura richiesto formalmente di vendere quelle case acquistate in violazione dei regolamenti locali per gli investimenti degli stranieri nel mercato immobiliare locale. Sarà un caso ma il tabloid governativo Global Times, con la scusa della competizione olimpica per i 400m di stile libero vinta dall’australiano Mack Horton, ha definito il suo paese «ai margini della civiltà», un paese che non ha dignità essendo nato come «prigione offshore della Gran Bretagna e poi sua colonia, fonte di materie prime e terra di investimenti».

La Ausgrid copre un’area di 22mila kmq, grossomodo quanto la Lombardia e fornisce città importanti come Sidney. La sua vendita, ovvero il suo usufrutto a 99 anni, è stato valutato quasi 7 miliardi di euro. Il governo locale si è detto fiducioso di riuscire a trovare un altro acquirente ma nella migliore delle ipotesi si troverà costretto a svendere tra chissà quanto tempo a qualche investitore locale.

La Stampa,11 ago 2016

English article,Daily Mail:

Articoli correlati:

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.