Australia: invito a chiudere la mostra dei Real Bodies per timore che usi prigionieri giustiziati in Cina

Gli organizzatori della mostra di Sydney negano le rivendicazioni dei gruppi per i diritti umani che i corpi provengono da prigionieri politici cinesi.

Alcuni manifestanti al di fuori della mostra dei Real Bodies a Sydney. Nei loro cartelli si legge che i cadaveri utilizzati nella mostra appartengono a prigionieri cinesi giustiziati. Fotografia: The Guardian

Un gruppo di avvocati, accademici e attivisti per i diritti umani ha chiesto al governo federale di chiudere una controversa mostra di Sydney. Una tra le contestazioni mosse è che lo spettacolo potrebbe mostrare i corpi di prigionieri politici cinesi giustiziati.

I manifestanti di Sydney hanno sollecitato il boicottaggio del Real Bodies: The Exhibition dichiarando che in questa mostra vengono presentati corpi di persone giustiziate.

La mostra è pubblicizzata come la più grande collezione da vedere in Australia e gli organizzatori dicono che è stata approvata dal Dipartimento della Salute del New South Wales.

L’amministratore delegato di “Imagine Exhibitions”, Tom Zaller, ha dichiarato a News Corp – che è anche uno sponsor mediatico della mostra – che  i corpi provenivano dalla Cina. Un dettaglio che non è sfuggito agli attivisti per i diritti umani.

Susie Hughes, direttore esecutivo della Coalizione internazionale per l’abuso di trapianti in Cina (Etac), ha messo in dubbio che i corpi fossero stati ottenuti tenendo conto del codice etico.

Il gruppo ha dichiarato che le informazioni ricevute sui corpi che sono “cadaveri non reclamati” non possono essere corrette e che gli ospedali cinesi tengono i corpi per 30 giorni fino a quando non vengono  dichiarano non richiesti. Il processo di plastificazione, tuttavia, deve iniziare entro 48 ore dalla morte.

Vaughan Macefield, professore di fisiologia alla Western Sydney University, ha affermato:  “è terrificante che nel 2018 tali corpi provenienti dalla Cina siano esposti al pubblico senza alcuna conoscenza della loro origini. I corpi e gli organi esposti provengano da prigionieri giustiziati in Cina. Appartengono per lo più giovani maschi  – molto diversi dai vecchi corpi donati utilizzati per insegnare l’anatomia nelle scuole di medicina australiane”.

In una lettera aperta che chiede ai politici di chiudere la mostra, ETAC dice che “ci sono prove credibili che questi sono i corpi dei prigionieri cinesi giustiziati. Usare organi umani e tessuti senza consenso per il profitto finanziario è l’antitesi della pratica etica e legale. Una tale condotta del traffico di organi e del turismo di organi è una grave violazione del diritto internazionale dei diritti umani e l’Australia non dovrebbe farne parte.

“Siamo stupiti che i visti e i permessi per portare questa mostra in Australia siano stati emessi dal governo australiano, data la mancanza di documentazione che dimostra l’origine etica e legale. Nessuna motivazione per il profitto o la sensibilità politica potrebbe mai giustificare una violazione così grossolana e poco dignitosa dei diritti umani”.

Alcune giurisdizioni hanno vietato esposizioni simili. Gli organizzatori della mostra sono stati contattati per un commento. Zaller ha detto a News Corp che “le mostre sono state viste da 50 milioni di persone in tutto il mondo. Sono ispezionati dai dipartimenti sanitari in innumerevoli paesi. Non c’è nessun atteggiamento scorretto.”

Traduzione Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: The Guardian, 24/04/2018

English article: The Guardian, Call to shut Real Bodies exhibition over fears it uses executed prisoners

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