Attivisti in Cina: fuori una, dentro un altro

Nel giorno della liberazione della giornalista Gao Yu, 71enne arrestata lo scorso aprile e accusata di aver fatto trapelare segreti di stato, un attivista cinese per la libertà di informazione è stato condannato a sei anni di prigione in quello che un avvocato ha descritto come un processo «ingiusto e frettoloso» in un tribunale del sud della Cina.

Pechino non è nuova a situazione del genere: per un attivista che viene liberata, per motivi di salute, un altro finisce in carcere. Secondo quanto trapelato, l’avvocato Li Jinxing ha riferito che un tribunale locale della città di Guangzhou ha riconosciuto Yang Maodong, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Guo Feixiong, colpevole di disturbo dell’ ordine pubblico.

A questo si aggiunge l’accusa di aver provocato disordini; accusa che gli sarebbestata contestata pochi minuti prima del processo. Secondo l’avvocato dell’attivista, la seconda accusa sarebbe “illegale” e sarebbe stata questa a condurre a una sentenza particolarmente severa.

Yang – secondo quanto si legge – sarebbe stato uno tra gli organizzatori delle manifestazioni e dei discorsi a supporto dei dipendenti del quotidiano Southern Weekly in Guangzhou nel gennaio del 2013, dopo che i giornalisti avevano denunciato censure.

Per uno che entra, una che esce: . Gao Yu era stata condannata a 7 anni di carcere. La pena è stata ridotta a 5 anni più un anno di deprivazione di diritti politici perché l’imputata si era dichiarata colpevole in appello.

Come scrivemmo su questo blog, secondo l’accusa, Gao Yu avrebbe diffuso il noto “dovumento numero 9”, dopo averlo ottenuto, fotocopiato e inviato fuori dai confini della Cina.

Il «documento numero 9» è un testo interno al Partito comunista, scritto appositamente dalla leadership per i funzionari di livello inferiore. Nel documento venivano criticati i cosiddetti “concetti universali dell’Occidente”, in particolar modo la libertà di parola e i diritti umani.

Su questo aspetto ci sarebbe però l’importante testimonianza dei giornalisti di Mingjing, il quotidiano di Hong Kong che fu il primo media a pubblicare, anche prima del New York Times, stralci del documento. I giornalisti continuano a negare che sia stata Gao Yu a consegnarlo o in qualche modo procedere alla rivelazione.

Secondo il fondatore del quotidiano Ho Pin il responsabile sarebbe invece da ricercare all’interno del dipartimento di propaganda del Partito comunista stesso.

Ipotesi che non appare campata in aria, viste le tante battaglie interne al Partito cui abbiamo assistito in questi ultimi anni.  

La liberazione per motivi di salute e l’ennesimo arresto, inoltre, confermano il “clima” di repressione che Xi Jinping ha creato riguardo ogni forma di dissenso.

Eastonline.eu,27/11/2015

English article,The New York Times:

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