Amnesty accusa la Cina di avere il primato delle esecuzioni capitali.

A una domanda sul rapporto annuale dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani, la Cina risponde con il silenzio del portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang:”Questa organizzazione di cui parlate ha spesso attaccato la Cina e non abbiamo commenti da fare”, ha replicato .

Iran, Pakistan ed Arabia Saudita sono i responsabili dell’89% delle esecuzioni. Per Amnesty International, in Arabia Saudita, Cina, Bahrein, Iraq, Iran e Corea del Nord si è proceduto con estorsioni di confessioni attraverso la tortura o altri maltrattamenti.

L’aumento di quest’anno si registra anche in relazione a fatti di terrorismo o droga. Il 2015 è stato un anno nero per il numero di esecuzioni capitali nel mondo. In Cina, nel 2014, si sono registrate ben 2.400 esecuzioni, ovvero circa il 67% del totale mondiale. “Iran, Pakistan e Arabia Saudita hanno fatto un uso senza precedenti della pena di morte, spesso al termine di processi gravemente irregolari”.

La Cina è rimasta il primo paese al mondo per numero di esecuzioni, ma non esistono dati ufficiali poiché le esecuzioni capitali in Cina sono un segreto di stato e quindi difficilmente quantificabili.

Dei 35 stati appartenenti all’Organizzazione degli stati americani, solo gli Stati Uniti d’America hanno eseguito condanne a morte. “Come Amnesty International agiamo su tre livelli: il primo lanciando appelli specifici per salvare vite umane, il secondo facendo pressione sui singoli governi perché decidano di abolire la pena di morte, e il terzo facendo pressione ai forum internazionali”. “Per fortuna, gli stati che continuano a eseguire condanne a morte sono una piccola e sempre più isolata minoranza”.

In Iran, inoltre, sono stati giustiziati anche una decina di minorenni. “La maggior parte dei Paesi hanno abolito la pena di morte, nel 2015 altri 4 Paesi hanno pienamente rimosso questa punizione barbara dalla loro legislazione”, – ha rilevato alla vigilia della pubblicazione del rapporto. In più si evidenzia la continua l’inversione di tendenza negli Stati Uniti, al quinto posto con 28 esecuzioni l’anno scorso, il numero più basso dal 1991.

In Europa soltanto la Bielorussia mantiene la pena capitale come massima condanna. In Arabia Saudita le esecuzioni sono aumentate del 76 per cento rispetto al 2014, con almeno 158 prigionieri messi a morte. Durante il 2015 in questa regione vi sono stati sviluppi sia positivi che negativi. Africa Subsahariana: Madagascar e Repubblica del Congo hanno abolito la pena di morte per tutti i reati e il numero delle condanne a morte è sceso, da 909 nel 2014 a 443 nel 2015. Il numero delle esecuzioni è leggermente diminuito, da 46 nel 2014 a 43 nel 2015. In Ciad le autorità hanno giustiziato una persona per la prima volta dopo oltre un decennio.

Askanews,Mondotivu,07/04/2016

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