Allarme morti per HIV/AIDS in Cina

Nei primi nove mesi del 2008 sono morte in Cina per HIV, AIDS o malattie correlate 6.897 persone. Questo numero molto alto di vittime mette, per la prima volta, questo virus mortale in cima alla lista cinese delle cause di morte per infezioni, superando malattie come tubercolosi e rabbia. L’Agenzia Xinhua News, riportando le parole del ministro della Salute cinese, ha fornito questi nuovi dati. La World Health Organization (WHO), venuta a conoscenza della notizia, ha prontamente avvertito che l’epidemia è destinata drammaticamente a diffondersi in tutta l’Asia con maggiore incidenza se i Paesi interessati non inizieranno a controllare e monitorare i rapporti sessuali uomo-uomo.

La rapida diffusione della HIV è in grande misura dovuta propria a rapporti uomo-uomo non protetti. L’HIV (Virus dell’immunodeficienza) è causa dell’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) poiché distrugge o danneggia le cellule del sistema immunitario e di conseguenza corrompe progressivamente la capacità del corpo di combattere le infezioni e certi tipi di tumore. L’aumento dei casi della malattia nelle situazioni di MSM (men sex men, acronimo per i rapporti omosessuali maschili) ha portato l’ufficio del WHO che ha competenza nell’area del Pacifico Occidentale a muoversi rapidamente di comune accordo con l’United Nations Development Program (UNAIDS) e l’Hong Kong Department of Health per cercare di mettere un freno a questa crisi sanitaria.

I mentori di questo sforzo collettivo si sono dati appuntamento, insieme agli specialisti di HIV/AIDS che lavorano per i governi asiatici, agli esperti dell’area e ai rappresentanti di diverse organizzazioni, il 18 Febbraio per un meeting di tre giorni. Il focus del convegno è determinare una strategia per fornire maggiori informazioni e servizi ai MSM. I paesi che partecipano al convegno sono, fra gli altri, l’Australia, la Cambogia, la Cina, le Fiji, il Giappone, il Laos, La Malaysia, la Mongolia, la Nuova Zelanda, le Filippine, Singapore e il Vietnam.
Secondo il dottor Massimo Ghinelli, responsabile d’aria per il WHO per l’HIV/AIDS e per le malattie sessualmente trasmissibili, “Tutti gli studi mostrano ad oggi la proporzione delle infezioni derivanti da casi di sesso fra uomini è assai più rilevante di quanto si era originariamente creduto.”

Ghidinelli avverte che “bisogna iniziare una azione al più presto se vogliamo impedire un maggiore incremento dei casi di HIV/AIDS. Dobbiamo costruire delle strategie di prevenzione dell’HIV, attraverso un complessivo miglior accesso ai servizi sanitari, soprattutto per i maschi che praticano rapporti omosessuali.”
Il WHO afferma che l’innalzamento dei livelli di controllo e di miglioramento effettivo delle cure per i MSM deve essere una delle massime priorità per prevenire l’HIV e per impedire il diffondersi del virus. Questo significa che per dare una risposta forte alla malattia bisogna anche migliorare una legislazione che spesso si mostra discriminatoria per i malati di HIV, ma anche per quei gruppi sociali che sono particolarmente vulnerabili al virus
A causa del fatto che in molti paesi la relazione sessuale fra due uomini viene considerata inaccettabile, l’accesso alle cure o alle informazioni è spesso negato in spregio delle più elementari norme sui diritti umani che prevedono il diritto universale alla salute e alle cure. In aggiunta, gli omosessuali maschi a causa di queste discriminazioni sociale spesso scelgono di non rendere pubblico il proprio orientamento sessuale e non si avvalgono dei programmi di protezione e cura, cosa che ovviamente peggiora la situazione.
I maschi omosessuali e comunque tutti che coloro che rientrano fra i MSM appartengono ad una delle categorie più a rischio per quel che riguarda il virus HIV/AIDS.

Dati del 2007 in Cambogia e in Vietnam evidenziavano questa maggiore facilità di contrarre il virus rispetto alla popolazione eterosessuale. In Cina il rischio di contrarre il virus per un MSM è superiore di 45 volte quelle di un maschio completamente eterosessuale. Si calcola che i maschi che praticano sesso con persone dello stesso sesso siano circa 10 milioni in Asia (la popolazione mondiale più alta), di questi, secondo uno studio dell’UNAIDS, solo l’1 per cento è a conoscenza e pratica della prevenzione. Ad aggravare la situazione, bisogna ricordare che i piani strategici delle diverse nazioni per combattere l’HIV/AIDS non prevedono ancora nessun intervento per i MSM e per i transgender.
Circa 33 milioni di persone nel mondo vivono oggi con l’HIV/AIDS.

Delle cure efficaci che includano terapie con farmaci antiretrovirali e l’accesso alle cure primarie possono salvare molte vite umane ed evitare la diffusione del virus.

HealtNews, 9 marzo 2009

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