Addio Made in China: le aziende italiane (e Adidas) tornano a casa

Basta adesso, è ora di tornare a casa. Non più “Made in China” o spostamenti di sede in altri paesi. Si rimane dove si è nati.

La bella notizia è che sono sempre di più le aziende, tra cui 122 italiane, che hanno deciso di riaprire le fabbriche nel proprio paese d’origine, ritornando così alle antiche tradizioni.

Un’inversione di tendenza notevole, quasi da non credere visti i tempi. Una scelta fuori dal comune se a farla è un’azienda europea.

Mentre dunque alcune multinazionali scelgono di spostare la propria produzione all’estero per abbassare i costi, altre decidono di tornare nei luoghi dove tutto era iniziato. 

Come scrive Wired, “questo fenomeno, conosciuto come backshoring, è un processo di rilocalizzazione delle linee produttive manifatturiere verso il paese di origine e sarebbe in aumento, soprattutto nel contesto italiano“.

Davvero una cosa bellissima in un momento storico dove l’orgoglio nazionale sta finendo sempre di più sotto le scarpe.

Nell’edizione 2016 del rapporto del Gruppo di ricerca Uni-Club MoRe Reshoring vengono riportati 121 casi di imprese italiane che hanno deciso di far rientrare in patria la loro produzione dai primi anni 2000.
Naturalmente, il fenomeno interessa maggiormente il Nord Italia (79%), a seguire il centro (16%) e il Sud (5%).

Ma come mai questo cambiamento? Secondo quanto dichiarato dal membro dell’Uni-CLUB MoRe Back-reshoring, Luciano Fratocchi (intervista rilasciata ad Epoch Times), la principale ragione di questo fenomeno, sarebbe il prestigio derivante dai prodotti che possono fregiarsi del “made in” e la possibilità di offrire un miglior servizio al cliente e la ricerca di qualità più elevata. 
In poche parole, sfruttare quella che è la tradizone e il nome che è sempre una garanzia.
L’ultima azienda, in ordine cronologico, che è tornata alle origini è stata Adidas. La multinazionale tedesca ha deciso di riportare i propri stabilimenti proprio in Germania (dopo il “trasloco” in Cina) ad Ansbach, dove nel 1946 Adi Dassler fondò l’azienda.

Stesso destino scelto da Beghelli, società leader nell’illuminazione di emergenza, che ha deciso di disinvestire in Cina e Repubblica Ceca e di tornare in Emilia Romagna, luogo di origine dell’azienda. Così come Furla, Artsana, Chicco, Pic Prenatal e tante altre.

Insomma, addio al fastidioso Made in China pure se il prodotto non è stato prodotto lì. Evviva il Made in Italy.

L’Ultima Ribattuta,31 gennaio 2017

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