Abusi e torture nelle carceri cinesi, arriva l’inchiesta della CNN

Inchiesta della CNN, intervistati i tre prigionieri arrestati in Cina. Abusi e torture nelle carceri cinesi, il governo blocca i dissidenti con la violenza.

Continua l’inchiesta della CNN sugli abusi perpetuati all’interno delle carceri cinesi. Le testimonianze di ex prigionieri come Sui Muqing, Chen Taihe e Peter Dahlin descrivono una situazione che arriva fino alla tortura. Ma il reportage va oltre il problema delle carceri e presenta un quadro mostruoso per tutta la Cina.

Cina, la repressione del dissenso

 L’inchiesta portata avanti dalla CNN sta mostrando un quadro inquietante del governo cinese, i tre personaggi citati poco sopra hanno pagato la loro sete di libertà. In quanto attivisti difendevano il diritto di esprimere le proprie idee, ma hanno pagato e sperimentato in prima persona come il governo cinese reprime il dissenso con la forza. E’ da 12 mesi che la CNN segue il caso, intervistando ex detenuti e documentandosi sui tanti fatti poco chiari che hanno coinvolto le forze dell’ordine negli arresti di avvocati e attivisti.

In questi 12 mesi la CNN ha anche contattato il governo cinese per commentare i casi raccolti nell’inchiesta, ma ad oggi non ha ancora avuto alcuna risposta dalle autorità. Sicuramente coraggiosa la scelta di Sui, Chen e Dahlin, i quali affermano di essere stati esplicitamente minacciati dalle autorità. Non possono raccontare quanto vissuto in carcere, ma hanno deciso di parlare per far sì che la verità sugli abusi del governo venga finalmente a galla.

Abusi in carcere, tre casi tra i tanti

Sui Muqing, avvocato, è stato detenuto dal 10 luglio 2015 fino al 6 gennaio 2016. Peter Dahlin, cittadino svedese, è stato arrestato in Cina il 4 gennaio 2016 e trattenuto per tre settimane. Chen Taihe, blogger, è stato detenuto a Guilin. Ora vive negli Stati Uniti. Incarcerati in differenti prigioni del paese, hanno vissuto la stessa esperienza. Controllo costante delle guardie nella cella, luci fluorescenti 24 ore su 24 e interrogatori violenti stile film d’azione, Muqing in particolare dice di essere stato costretto a rimanere sveglio per 4 giorni di fila. Mentre invece Taihe descrive la sua prigionia in una cella così affollata da non potersi nemmeno muovere. Il trauma che si portano dentro non sarà superato agevolmente, tanto che lo svedese Dahlin confessa di aver dormito, dopo la sua scarcerazione, con un coltello vicino al letto.

Investire Oggi,24 nov.2017

English News, CNN: Accounts from inside China’s secret prisons

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