A Shaoguan bloccano la via in protesta per il licenziamento: sono riassunti

Sono scesi in piazza in protesta perché la ditta non voleva rinnovare il contratto: dopo la protesta, accetta di riassumerli. Nella Cina della crisi economica Pechino dice di “dialogare” con chi scende in piazza, invece di “risolvere” tutto con la polizia.  

Strade bloccate e ingorghi a Shaoguan (Guangdong) il 1° dicembre per la protesta in piazza di circa 500 lavoratori della statale Shaoguan Smelter contro il loro licenziamento.Per 267 dipendenti il contratto termina a fine dicembre e la ditta dice che non lo rinnoverà a causa della crisi finanziaria. Sotto gli occhi di decine di poliziotti, i lavoratori hanno bloccato per ore la strada (nella foto), finché la direzione ha promesso di negoziare con i loro rappresentanti. La notte, promette di rinnovare il contratto. Secondo i media, nel solo Guangdong circa 2,7 milioni di posti di lavoro sono a rischio, ma il dato effettivo si stima ancora maggiore dato che molti migranti sono assunti “in nero”.
L’Information Centre for Human Rights and Democracy ha riportato gli scontri avvenuti il 21 novembre a Taian (Shandong) tra la polizia e un migliaio di soldati congedati a inizio anno e ancora disoccupati. Gli ex militari sono andati al municipio ma il governo non li ha ricevuti e ha chiamato circa 500 poliziotti armati. Dopo ore di attesa, qualcuno ha cercato di entrare con la forza. Ne sono seguiti scontri violenti, con almeno 10 feriti. Alcuni giorni dopo sono stati arrestati circa 200 ex soldati.
Intanto è in parte rientrato a Guangzhou il maggior sciopero dei tassisti avvenuto in Cina da decenni, con circa il 70% dei 17.821 taxi che si sono fermati il 1° dicembre in protesta per le alte tasse e per gli scarsi controlli contro gli abusivi. Zhu Xiaodan, segretario del Partito comunista della città, ha sollecitato i funzionari  a prendere in esame le loro ragioni. L’indicazione, del tutto ovvia per una democrazia occidentale, è significativa in Cina dove spesso le proteste sono risolte con l’intervento della polizia. Ora Pechino ha paura che la crisi economica inneschi proteste sociali e raccomanda ai funzionari di ogni livello di “dialogare” con chi protesta per cercare una soluzione. A seguito di alcune concessioni, molti tassisti hanno ripreso il lavoro.

Song Jiancong, tassista a Guangzhou da oltre 7 anni, esprime al South China Morning Post quello che forse molti pensano delle autorità comuniste: “La sola cosa di cui si curano è il denaro, e sospettiamo che ci siano dirigenti corrotti”.

Fonte : Asia News 

 

 

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