A Pechino l’inflazione cresce lenta, ma si prevede accelererà

Aumento dell’inflazione del 2,8% ad aprile in Cina, massimo dall’ottobre 2008. Ottimismo delle autorità che evidenziano come anche l’economia è in crescita e l’aumento dei prezzi è contenuto. Esperti avanzano perplessità sui rischi di bolle speculative in settori come l’immobiliare e il credito bancario. Intanto prosegue il dibattito sulla rivalutazione dello yuan, richiesta dalle maggiori economie mondiali ma non voluta da Pechino che appare volere ancora attendere.

Gli esperti non sottovalutano il rischio-inflazione, ma ritengono che l’aumento del 2,8% sia del tutto accettabile. I prezzi alimentari sono cresciuti del 5,9% ad aprile, rispetto al +1,3% dei generi non alimentari. Il prodotto  industriale è cresciuto del 17,8% rispetto all’aprile 2009. Alcuni, però, hanno perplessità sull’attendibilità del dato, che appare in contrasto con l’aumento dei prezzi per i produttori del 6,8%, aumento che si prevede sarà riversato in ulteriori aumenti dei prezzi al consumo.

Inoltre, il costo degli immobili è cresciuto del 12,8% dall’aprile 2009, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica rilevati in 70 città grandi e medie e comunicati oggi, record da 5 anni. Anche se Qi Ji, viceministro per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano-rurale, commenta che “l’andamento degli aumenti troppo rapidi dei prezzi delle abitazioni è stato frenato, mostrando una vasta, positiva risposta della società”. Le autorità di recente hanno introdotto restrizioni per i finanziamenti per l’acquisto della terza casa e alzato l’acconto minimo per l’acquisto della seconda.

Il grande timore è che la forte crescita dei costi immobiliari, insieme ai minimi tassi di interesse per i prestiti bancari, possano favorire una crescente bolla speculativa, con esiti imprevedibili.

Dong Tao, esperto del Credit Suisse, prevede ulteriori aumenti e un’inflazione che crescerà ancora nella seconda metà del 2010 superando il 5%.

In risposta alla ripresa economica, si prevede che le banche aumentino i tassi di interesse per i finanziamenti, per rallentare la domanda di prestiti che rimane forte con nuovi prestiti per 774 miliardi di yuan ad aprile (circa  85 miliardi di euro) rispetto ai 570 miliardi previsti. Ma gli esperti concordano che le banche agiranno con molta cautela, per evitare contraccolpi negativi sulla ripresa economica. La Banca del Popolo di Cina ha già aumentato 3 volte le riserve di denaro delle banche nel 2010, per drenare liquidità.

La cautela è consigliata anche dalla grande incertezza mondiale conseguente alla crisi della Grecia e ai problemi della zona-euro, di particolare rilievo per la produzione industriale cinese orientata all’esportazione. Del resto gli analisti osservano che i dati economici, per quanto confortanti, sono incerti: la borsa di Shanghai ha perso circa il 22% dall’agosto 2009.

Fonte: AsiaNews, 11 maggio 2010

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