Il dramma dei genitori ‘orfani’ in Cina

Juliet Song, Larry Ong , Epoch Times | 19/12/2015

La storia di Xiao Kelian, una donna cinese di 54 anni, è molto triste e in Cina è comune. Dopo la morte di sua figlia per leucemia, ha tentato il suicidio.

I genitori piangono i loro figli morti nella scuola elementare Fuxin il 22 maggio 2008, a Wufu in provincia del Sichuan, il 22 maggio, 2015. (Paula Bronstein/Getty Images)

Xiao è sopravvissuta, ma un anno dopo il marito le ha chiesto il divorzio per potersi risposare e avere un altro figlio; a quell’epoca la donna era infatti sulla quarantina e aveva troppi anni per mettere al mondo un altro bimbo. «Ho bisogno di avere dei discendenti», ha sospirato Xiao, riferendosi alle parole che le aveva detto il marito anni prima. Purtroppo storie come queste in Cina non sono uniche: milioni di persone hanno vissuto vicende simili a quella di Xiao, e vengono chiamati genitori ‘orfani’, poiché hanno perso il loro unico figlio.

Inoltre, recentemente molti genitori orfani hanno dovuto subire un’altra amarezza: con l’abolizione della politica del figlio unico annunciata a ottobre, le coppie possono avere due figli. Troppo tardi per molte di queste persone, ormai non più in età favorevole. Ma non è tutto, perché i genitori orfani hanno dovuto affrontare altri seri problemi come il divorzio, la depressione e la prospettiva d’invecchiare in una Cina dove il costo della vita è alle stelle e lo Stato fornisce poco in termini d’assistenza sociale. E, come vuole la tradizione in Cina, i figli devono provvedere ai loro genitori, sostituendosi alle case di cura e alle pensioni che esistono nel mondo occidentale.

Studenti delle elementari escono da scuola al termine delle lezioni a Pechino, il 13 marzo 2012. (Mark Ralston /AFP/Getty Images) 

Oltre alla morte del proprio bambino, in alcuni casi i genitori orfani, come Xiao, hanno dovuto affrontare ingenti spese mediche. «Mio figlio è morto dopo dieci anni di cure», ha detto la donna in un’intervista telefonica, che ha poi aggiunto di aver contratto 40 mila euro di debiti. Ma non è la prima volta che questa signora ha vissuto il dolore della scomparsa di una famiglia. Già quando era giovane aveva perso i suoi genitori biologici; ora, con la morte in rapida successione dei suoi genitori adottivi e della figlia, e con un divorzio alle spalle, la donna si è rimasta sola. «Sono diventata di nuovo orfana».

Questa storia (senza considerare l’ulteriore livello di tragedia) è comune per milioni di cinesi. E lo confermano i numeri. Per esempio Yi Fuxian, ricercatore presso l’Università del Wisconsin e autore del libro A Big Country with an empty nest [Un grande Paese con un nido vuoto, ndt] stima che 10 milioni di figli unici in Cina su un totale di 218 muoiano prima di compiere 25 anni. Questo significa che 20 milioni di genitori sono a rischio di diventare orfani prima che diventino nonni. E anche la tendenza futura non è rosea: secondo infatti uno studio del 2012 del Ministero della Sanità cinese, il numero dei genitori orfani aumenterà approssimativamente a un ritmo di 76 mila persone all’anno.

«INSERISCILO, INSERISCILO»

Quando la figlia di Xiao è nata nel 1986, i funzionari di pianificazione familiare erano accorsi, ma non per controllare lo stato di salute della bambina. Piuttosto le avevano inserito un dispositivo intrauterino per impedirle di avere un’altra gravidanza. «”Inseriscilo, inseriscilo”, mi avevano detto quando stavo ancora allattando», ha ricordato la donna. Da quando il Partito Comunista cinese ha promulgato la sua politica del figlio unico nel 1980, le unità di pianificazione familiare statali hanno imposto delle regole drastiche, con misure a volte brutali e senza il minimo rispetto della privacy.

I genitori cinesi mettono tutto il cuore nel loro unico figlio: sperano di dare loro una vita migliore della propria e contano sul loro sostegno quando saranno nella vecchiaia. Ma quando i bambini cresciuti muoiono prematuramente, i genitori rimangono soli: «chi si prenderà cura di noi quando ci ammaleremo? – si chiede Xiao – La nostra generazione non è persa?»

Ding Shaonan, una bambina di nove anni, mangia il suo pasto serale nell’orfanotrofio Wang Jiayu nel villaggio di Sanshilipu nella contea di Yingshang, in provincia dell’Anhui. I bambini dei villaggi in Cina, spesso abbandonati dai loro genitori emigrati, sono soggetti a una serie di rischi. (China Photo/Getty Images) 

Le autorità rilasciano un magro stipendio mensile per i genitori orfani, ma non è di grande aiuto. Xiao riceve la somma massima, 48 euro, a cui aggiunge 270 euro di pensione. Tenendo presente che nel solo mese di ottobre ha dovuto pagare 280 euro in spese mediche e che, secondo i dati pubblicati dal Dipartimento nazionale di Statistica e di quello di Shenyang il reddito medio urbano corrisponde a 370 euro al mese, si può comprendere facilmente la sua difficoltà economica.

MAMMA ATTACCATA AI SUOI FIGLI

Alcuni genitori, disperati per la sorte dei loro bambini orfani, ricorrono a metodi non convenzionali. Per esempio nel 2010 Guo Min ha fatto l’inseminazione artificiale, diventando madre di una coppia di gemelli (un maschio e una femmina) a 56 anni, secondo quanto si apprende da un minidocumentario girato su di lei da Phoenix Television nel mese di novembre.

Guo, ora 61enne, ha ammesso che non riusciva a vivere quando la figlia era morta nel 2005. Cinque anni dopo, ha preso in prestito l’equivalente di 4.300 euro da sua madre per essere inseminata in un laboratorio. Oggi è costantemente preoccupata dello stato di salute dei figli, poiché non sa come pagare le spese mediche. A dire il vero le sono stati offerti fino quasi 140 mila euro per adottarne uno, ma si rifiuta di separarsi da loro due. «Anche se dovessi diventare una mendicante, li porterò con me e non mi separerò mai da loro. Sono la mia luce, la mia speranza, il mio futuro – ha confessato Guo, che mostra molto attaccamento per i suoi figli – Senza di loro, onestamente, non avrei voglia di vivere».

SEIMILA FAMIGLIE IN LUTTO PER UN TERREMOTO

Nel suo libro The Difficult Path of Rebirth [Il difficile cammino della rinascita, ndt] l’autrice He Xiaoqing ha documentato i travagli dei cittadini del Sichuan, quando nel 2008 molti di loro erano diventati genitori orfani a seguito del terremoto di Wenchuan. Con numeri impressionanti: «[Il terremoto, ndt] aveva sepolto quasi centomila vite, lasciando oltre seimila famiglie crudelmente derubate del loro unico figlio», ha scritto He nel suo libro.

Il libro racconta la storia straziante di Liu Wenzhong. Quando la terra aveva iniziato a tremare, Liu stava guardando nella direzione della scuola dove andava sua figlia di 12 anni. Poi, mentre in tutta fretta stava andando al lavoro, è rimasta colpita da una scena: un edificio scolastico diviso a metà, con i corpi degli studenti sparsi dappertutto e i genitori che piangevano nel tentativo di salvare i loro figli. Anche quattro giorni dopo il terremoto, Liu stava ancora cercando dei superstiti. Si fermava di fronte ai resti dell’edificio, le sue braccia e le sue gambe erano piene del sangue dei bambini che cercava di salvare, non sentiva niente, se non il dolore di perdere la sua unica figlia Liu Xirui.

Alcuni genitori, che tengono i ritratti dei loro figli morti, si lamentano contro i funzionari di Governo, dopo aver preso parte a una protesta dalla periferia di Mianzhu fino agli uffici governativi di Deyang, il 25 maggio 2008. (Frederic J. Brown/AFP/Getty Images) 

Da allora, i genitori orfani nel Sichuan hanno istituito dei gruppi di chat online su Tencent QQ (un popolare servizio di messaggistica cinese) per connettersi, comunicare, sostenersi a vicenda e trovare conforto. «Le famiglie di tutta la Nazione che hanno un figlio unico stanno camminando lungo un filo sottile, e noi siamo quelli che siamo caduti», ha scritto un genitore orfano in un gruppo di chat QQ, che è stato poi ampiamente citato dalla stampa cinese.

NESSUN LUOGO DOVE ANDARE 

Ma per i genitori orfani oltre al danno, c’è anche la beffa. Secondo infattiPechino News, quando  queste persone invecchiano, non possono nemmeno farsi fare un controllo in una casa di riposo, poiché la preferenza viene data alle persone i cui figli o parenti possono fare da garante finanziario.

«Che succede se diventano dementi senili e non possono pagare le tasse? Questo è un rischio enorme per noi», ha dichiarato un impiegato di una casa di cura ubicata nel Distretto Huairou di Pechino a Scientific Life Weekly. La casa di cura citata nell’articolo, il cui nome però non è stato nominato, accetta i genitori orfani solo se possono ottenere le firme di almeno due parenti. In effetti i genitori orfani, quando sono anziani, dovrebbero essere in grado di ottenere un certificato dal loro ex posto di lavoro o degli enti locali per aiutarli a garantire un posto in una casa di cura. Ma secondo Beijing News, non vi sono disposizioni specifiche per il rilascio di tale documentazione, rendendo a volte impossibile ottenerne la copia.

Nel 1985, dopo che era stata attuata la politica del figlio unico, gli slogan di Stato facevano notare che le autorità si sarebbero assunte l’onere che tradizionalmente spettava ai figli. «Un solo un bambino va bene, lo Stato faciliterà la vostra vecchiaia», recitava un slogan. Ma trent’anni dopo, i genitori orfani si trovano ad affrontare una realtà ben diversa: lo Stato non ha fornito nulla e ora non hanno nessuno a cui rivolgersi che li possa assistere nella vecchiaia.

Fonte: Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/il-dramma-dei-genitori-orfani-in-cina-3093.html

Articolo in inglese: ‘China’s Orphan Parents Are Falling Through the Cracks

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