24 marzo 1944: 74° anniversario eccidio delle Fosse Ardeatine [video d'epoca]

L’eccidio delle Fosse Ardeatine, compiuto a Roma dalle truppe di occupazione il 24 marzo 1944 ai danni di 335 civili italiani, è stato un atto di rappresaglia in seguito ad un attentato avvenuto il giorno prima in via Rasella, all’altezza del palazzo Fittoni, ad opera dei partigiani dei Gruppi d’Azione Patriottica (GAP) delle brigate Garibaldi.

L’attentato venne compiuto materialmente da 12 partigiani, mentre altri cinque parteciparono alla sua organizzazione. Fu utilizzata una bomba a miccia confezionata con 18 chilogrammi di esplosivo, frammisto a spezzoni di ferro, collocata in un carrettino per la spazzatura urbana. Dopo l’esplosione furono lanciate anche alcune bombe a mano.

Rimasero uccisi 32 uomini dell’11a Compagnia del 3° Battaglione del “Polizeiregiment Bozen”, appartenente alla Ordnungpolizei, una delle branche delle SS. Un altro soldato tedesco morì il giorno successivo in seguito alle gravi ferite riportate. L’esplosione uccise anche due passanti italiani.

Come rappresaglia venne impartito l’ordine, personalmente da Adolf Hitler, di fucilare dieci ostaggi italiani per ogni militare tedesco ucciso, nonostante la Convenzione dell’AIA del 1907 e la Convenzione di Ginevra del 1929, nel contemplare il concetto di rappresaglia, ne limitassero l’uso secondo i criteri della proporzionalità rispetto all’entità dell’offesa subita.

Nella scelta delle vittime furono preferiti criteri di connessione con i partigiani. Le vittime furono prelevate dal carcere romano di Regina Celi, dove erano detenuti membri della Resistenza, prigionieri comuni e di cultura ebraica.

Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma. Ai 330 civili furono erroneamente aggiunte 5 persone in più ed i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro.

Come luogo dell’eccidio si scelsero le “Fosse Ardeatine”, antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina. I tedeschi, dopo aver compiuto l’atroce massacro, fecero esplodere numerose mine per far crollare le cave e rendere difficoltosa la scoperta dei cadaveri.

Fra i trucidati figurano anche due ufficiali del Corpo Militare CRI: il tenente medico Luigi Pierantoni ed il sottotenente commissario Guido Costanzi. Alla loro memoria sono state intitolate le vie che costeggiano la caserma, denominata anch’essa “Luigi Pierantoni”, attuale sede dell’Ispettorato Nazionale, e concesse le Medaglie d’Oro al Merito della Croce Rossa Italiana.

In questa circostanza vale la pena ricordare dei martiri cinesi, dimenticati dalla società per motivi politici ed economici: le circa 80 milioni di persone uccise dal PCC (Partito Comunista Cinese) da quando ha preso il potere dopo la rivoluzione del 1949 con a capo Mao Zedong, fino ad oggi. Un capitolo della nostra attuale storia dove non viene scritto ancora la parola “fine”.


Laogai Research Foundation Italia Onlus, 23/03/2018

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