2008: la Cina di fronte alle turbolenze economiche mondiali

Nel 2008 l’economia mondiale è stata fortemente scossa; la tempesta finanziaria e le turbolenze economiche causate dalla crisi dei crediti sub-prime americani hanno fatto rievocare a molti la grande depressione economica verificatasi negli anni ’30 del secolo scorso. Tuttavia, nonostante un ambiente esterno sempre più grave e le tante calamità che hanno colpito la Cina come non mai, il suo stato, caratterizzato da un tempestivo riassesto delle politiche economiche, la riuscita organizzazione delle Olimpiadi e la reazione alla crisi finanziaria insieme al mondo, attira ancora moltissima attenzione da parte di tutti.

La crisi dei crediti sub-prime americani, comparsa inizialmente nella primavera del 2006 si è trasformata in una crisi finanziaria estesa a tutto il mondo, toccando, rapidamente, l’economia reale. Secondo quanto previsto dall’IMF, in seguito al rallentamento della crescita economica delle principali entità mondiali, la crescita economica globale è calata dal 5% del 2007 al 3,7% del 2008 e nel 2009, tale cifra registrerà un ulteriore calo.

Tuttavia, la Cina aveva provato il gelo del rallentamento della crescita economica non all’inizio del 2008, quando l’economia cinese presentava ancora una tendenza al rapido aumento che durava da anni, e la crescita del PIL della prima stagione superava ancora il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il CPI era aumentato dell’8%, un record storico negli ultimi anni. Pertanto, la “prevenzione dell’inflazione e del surriscaldamento economico” costituiva l’aspetto principale delle politiche macroeconomiche di allora. La Cina aveva iniziato ad applicare una stabile politica finanziaria e una politica monetaria ristretta, aumentando notevolmente i finanziamenti nella vita del popolo e restringendo la gamma dei crediti, limitando il rilascio dei prestiti nei settori ad alto inquinamento e consumo energetico, nonchè in quello immboliare.

Tuttavia, in seguito al graduale epilogo delle influenze causate, per forza d’inerzia, dal continuo rialzo dei prezzi, con l’aggiunta della riduzione del bisogno d’importazione delle principali entità economiche, si è avuto un rallentamento della crescita economica, così la Cina ha iniziato a provare su se stessa il congelamento dello tsunami finanziario, soprattutto nel settore commerciale, uno dei tre pilastri dell’economia cinese. Secondo i dati statistici resi pubblici dalla Dogana cinese generale, nei primi 10 mesi, l’esportazione delle merci cinesi su larga scala ha registrato un calo, tra cui l’esportazione di abbigliamento ha visto un notevole ribasso del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il settore dei prodotti plastici è calato del 6%. Inoltre, anche l’esportazione nel settore delle calzature ha bassi valori. L’ex vice presidente dell’Assemblea popolare nazionale cinese ed economista,Cheng Siwei, ha osservato che con le influenze derivate dal rallentamento della crescita dell’export, la crescita economica cinese del 2008 è calata di circa il 10%.

“Il rallentamento dell’economia globale causato dalla crisi finanziaria, farà calare inevitabilmente la nostra esportazione, di conseguenza il bilancio favorevole. Così, la crescita economica nostra registrerà un calo e sarebbe intorno al 10% secondo le stime.”

Anche i dati ultimamente resi pubblici hanno provato le previsioni di Cheng Siwei ed altri economisti. Secondo i dati resi noti l’ottobre scorso dall’Ufficio statale delle statistiche, nelle prime 3 stagioni del 2008 il PIL cinese ha aumentato del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2007, con una margine di crescita ad una cifra.

Nella catena dello sviluppo economico, i probelmi che compaiono in un anello influenzano immediatamente i settori ad esso correlati. Con il calo del commercio con l’estero, le imprese cinesi, in particolare quelle esportatrici stanno affrontando enormi disagi di sussitenza, mentre una parte delle piccole imprese con scarsa competitività sono già fallite. Secondo quanto appreso, nella prima metà del 2008, in Cina sono fallite oltre 60 mila imprese, tra le quali più di 10 mila fanno parte del settore tessile. Nei primi 7 mesi dell’anno, il numero delle imprese produttrici di giocattoli con concreti numeri di esportazione, hanno registrato un calo di oltre il 50%.

Di fronte alla grave situazione economica mondiale, nella seconda metà del 2008, il governo cinese ha attuato un’elastica e tempestiva riorganizzazione della politica macroeconomica. Ad agosto il governo cinese ha convertito la funzione principale della riorganizzazione macroeconomica da “prevenzione del cambiamento da un’elevata crescita economica al surriscaldamento del mercato e del rialzo strutturale dei prezzi in un’evidente inflazione” al “mantenimento di una stabile crescita economica, piuttosto rapida e controllo dell’eccessivo e veloce incremento dei prezzi”. Dopo solo 2 mesi dall’applicazione, la politica finanziaria cinese si è trasformata da “stabile” in “attiva”, mentre la politica monetaria da “ristretta” ad “appropriatamente rilassata”.

Quando la Cina ha variato le sue politiche di riordinamento macro economico, anche le imprese cinesi stavano rispondendo alla situazione economica sempre più tesa con diverse contromisure. Alcune imprese hanno trasferito le loro fabbriche dalle regioni costiere nell’entroterra, in modo da sfruttare aree più economiche e manodopera meno costosa. La Xiewei Rubber Industry CO.LTD, di Yongzhou, città nella provincia dello Hunan, è un’impresa che si è trasferita dalla regione del delta del fiume delle Perle; il suo manager, Li Zhimin, ha così fatto il resoconto:

“Grazie al trasferimento dalle regioni costiere a qui, abbiamo avuto, di conseguenza, una riduzione dei costi di produzione e di manodopera, per un complessivo forse intorno al 18%.”

Invece alcune imprese cinesi hanno svolto altri tipi di manovre, ottenendo più ordini sul mercato attraverso l’innovazione autonoma e l’elevamento dei valori aggiunti dei prodotti. La società Huawei, situata a Shantou, nella provincia del Guangdong, è una grande impresa capace di produrre annualmente 60 milioni di set di giocattoli, con un fatturato annuo di 800 milioni di RMB. Nell’attuale mercato d’esportazione generalmente inattivo, alcune imprese di giocattoli che si occupano principalmente della produzione OEM stanno affrontando serie difficoltà, ma la società Huawei continua ad ottenere nuovi ordini e la crescita del fatturato del 2008 è attestata intorno al 30%. Il vice general manager della società, Qiu Liang, ha affermato che l’aumento degli investimenti nella ricerca e nel miglioramento sono la chiave dello sviluppo sostenibile della società.

“Ogni anno investiamo oltre 10 milioni di RMB nella ricerca e sviluppo, allo scopo di creare nostri marchi, effettuando un’innovazione autonoma garantendo la qualità dei prodotti, in questo modo possiamo conquistare il mercato.”

Con questa tempesta finanziaria che sta colpendo tutto il mondo, la Cina, essendo il maggiore paese in via di sviluppo ed un’economia emergente, con i suoi leggeri cambiamenti alle politiche economiche del paese, ha attirato l’interesse del mondo intero. Addirittura, alcune personalità straniere sperano che la Cina, con le sue enormi riserve in valuta estera, possa fungere, in questo momento critico, da “salvatore” dell’economia mondiale. Tuttavia, molti altri studiosi hanno compreso chiaramente che rispetto ai paesi sviluppati occidentali, la dimensione economica cinese è ancora molto piccola e la forza non è ancora sufficiente. Attualmente, di fronte alle turbolenze economiche mondiali, il mantenimento di uno stabile e alquanto rapido sviluppo dell’economia interna, costituisce proprio il maggiore contributo cinese all’economia mondiale. Nel frattempo, i leader cinesi hanno espresso in diverse occasioni il desiderio di rispondere alla crisi finanziaria globale congiuntamente ai vari paesi.

Gli sforzi per stabilire la propria economia e un attivo atteggiamento di risposta alla crisi finanziaria internazionale da parte della Cina, hanno ottenuto la conferma della comunità internazionale. Durante il vertice Asem, tenutasi ad ottobre scorso a Beijing, il presidente della Slovenia, Danilo Turk, ha affermato che la Cina costituisce una forza indispensabile per la soluzione dell’attuale crisi finanziaria e il continuo e stabile sviluppo dell’economia cinese gioverà al mondo intero.

“La Cina è una delle principali forze economiche mondiali, quindi innanzi tutto si deve garantire una continua crescita della sua economia. Ciò che giova alla stabilità e allo sviluppo dell’economia cinese, gioverà anche al mondo intero. Per esempio l’Europa, essa potrà ottenere enormi benefici dal mercato cinese in continuo ampliamento; noi abbiamo bisogno di un mercato e il continuo sviluppo cinese costituisce, appunto, un mercato in continua crescita.”

Nel 2008, oltre alla crisi finanziaria, l’economia cinese ha dovuto cimentarsi in altre ardue prove come le straordinarie calamità naturali. All’inizio dell’anno, le regioni meridionali della Cina hanno subito rovesci atmosferici estremi, basse temperature, pioggia, neve e ghiaccio; inoltre il 12 maggio nella provincia del Sichuan si è verificato un tragico sisma dell’8° grado magnitudo Richter, il quale ha provocato gravissime perdite umane e di beni, con un passivo immediato superiore a 1000 miliardi di RMB.

Tuttavia, le gravi calamità naturali non hanno avuto sullo sviluppo economico cinese gravi influenze. Grazie alla rapida crescita economica pluriennale, la Cina è riuscita ad investire sempre più capitali nella ricostruzione delle zone sinistrate. Il governo cinese ha affermato di terminare i lavori di ripristino e ricostruzione delle zone terremotate del Sichuan entro circa 3 anni. A fine ottobre scorso, circa 130 miliardi di RMB che comprendono i finanziamenti del governo centrale, i crediti bancari ed i capitali di soccorso delle varie province e municipalità, erano stati investiti nel Sichuan con la maggior parte dei progetti di ricostruzione iniziati. Giorni fa durante una conferenza stampa tenuta dall’Ufficio stampa del Consiglio di Stato cinese, il vice direttore della Commissione per lo Sviluppo e la riforma del Sichuan, Wang Guangsi, ha riferito che nei prossimi 2 anni, la provincia completerà gli investimenti di 3000 miliardi di RMB, i progetti inerenti si concentreranno particolarmente nel migliorare la vita del popolo e nella costruzione delle infrastrutture, specialmente nel ripristino e ricostruzione delle zone terremotate.

La rapidità e l’alta efficienza dei soccorsi cinesi in seguito alle calamità, hanno rafforzato la fiducia delle imprese danneggiate, in particolare quelle a capitali esteri, di continuare a svilupparsi nel luogo. Il vice CEO dell’Ericsson (China) Communications Co.Ltd, Alfred Ling, ha spiegato:

“A coloro con l’intenzione di investire a Chengdu, vorrei dire che la città non è cambiata poi molto: l’economia è ancora sana e la manodopera ancora competitiva. È vero, nel Sichuan si è verificato quel tremendo terremoto, tuttavia, secondo il mio punto di vista, il ripristino di tutto porterà molte opportunità.”

Nel 2008, l’economia cinese non ha attraversato solo situazioni negative, ma anche eventi interessanti e piacevoli. L’8 agosto 2008, la 29ª edizione delle Olimpiadi di Beijing, attese dalla nazione per vari lustri, si è aperta a Beijing. Durante i 7 anni dalla candidatura all’organizzazione, le Olimpiadi hanno arreccato opportunità senza precedenti allo sviluppo economico cinese e bisogna prender nota che molti settori hanno realizzato proprio un rapido miglioramento grazie a questo evento sportivo.

Nel 2008, l’economia cinese ha fatto la dura esperienza del contorto cambiamento economico mondiale e delle calamità naturali, ma ha anche ottenuto forza trainante dalla realizzazione del sogno olimpico, in questo modo la fondamentale tendenza di una stabile crescita dell’economia cinese non è variata. Tuttavia, la crisi finanziaria estesa in tutto il mondo ha aumentato le incertezze sullo sviluppo economico cinese, quest’ultimo ha di fronte ancora molte difficoltà e sfide.

Per realizzare l’obiettivo di garantire una crescita economica stabile, tempo fa il governo cinese ha avanzato le cosiddette 10 misure concrete: entro la fine del 2010, la Cina investirà 4000 miliardi di RMB nella costruzione delle infrastrutture, traffico pubblico, situazione ecologica, ripristino post calamità, progetti riguardanti la vita del popolo, incremento degli introiti dei cittadini urbani e rurali, in particolare nei confronti di chi ha un basso reddito ed altro. Il governo cinese spera che tali iniziative daranno, nei prossimi anni, un forte impulso alla domanda interna, garantendo gli impieghi. Dopo la regolazione delle politiche finanziarie e monetarie, la banca centrale cinese ha ridotto molte volte il tasso sui depositi, sui prestiti e quello sulla riserva dei depositi in RMB, fornendo più capitali di prestito alle imprese e alle banche, consolidando la liquidità del mercato monetario. Secondo il direttore dell’Ufficio per la Cina e la Mongolia della Banca mondiale, David Dollar, le misure applicate dal governo cinese saranno i fattori chiave che manterranno nel 2009 una sana crescita economica della Cina.

“Le 10 misure di stimolo finanziario sono le benvenute, grazie ad esse, la Cina potrà mantenere nel 2009 una sana crescita economica.”

CRI online, 19 Gennaio 2009

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