20 anni dal massacro di Tiananmen: la Cina restringe i visti d’ingresso

Pechino, Cina – A 3 mesi dall’anniversario del massacro di Piazza Tiananmen del 4 giugno 1989, nel quale centinaia (se non migliaia) di studenti e dimostranti pro-democrazia sono stati massacrati dall’esercito cinese, le autorità revocano il visto d’ingresso a Yi Danxuan, ex leader studentesco nel 1989, che voleva solo visitare per qualche giorno gli anziani genitori.

Nel 1989 Yi ha organizzato le proteste pro-democrazia a Guangzhou. Per la sua attività è stato condannato a 2 anni di carcere per “disturbo dell’ordine pubblico”. Scontata la pena, nel 1992 è andato a studiare negli Stati Uniti, dove si è laureato e ha lavorato come giornalista e imprenditore. E’ potuto tornare in Cina per la prima volta per la festa del Nuovo anno lunare nel 2008.

Il 7 marzo Yi è volato da Boston a Hong Kong, per andare a trovare i genitori a Guangzhou. Ma è stato fermato alla dogana di Luohu, tra Hong Kong e Shenzhen. Dopo una lunga attesa, il funzionario gli ha spiegato che per “ordine di autorità superiori” era stato annullato il suo permesso di ingresso, valido fino al dicembre 2009, in forza dell’art. 12 della legge per il Controllo dell’uscita e dell’ingresso di stranieri. Tale norma prevede che “non sarà permesso l’ingresso in Cina agli stranieri che costituiscono una possibile minaccia alla sicurezza statale e all’ordine pubblico del Paese”.

Yi , che non è “straniero”, ma cinese, dice che “l’accusa è semplicemente sconcertante. Vogliono impedirmi di venire in Cina, così hanno trovato una scusa”.

Wang Songlian, coordinatore di Chinese Human Rights Defenders, denuncia che “secondo nostre informazioni, la polizia di frontiera ha ristretto il controllo, in preparazione per l’anniversario del massacro di Tiananmen. Il fatto che Yi è potuto tornare nel Paese un anno fa, ma non ora, mesi prima dell’anniversario, mostra che la sanguinosa repressione del 1989 è ancora un nervo scoperto per le autorità, dopo 20 anni”.

In vista di tale anniversario, da mesi Pechino opera una rigida repressione di qualsiasi richiesta di democrazia. Fra l’altro, a dicembre ha bandito il documento Carta 08 firmato da intellettuali e personalità per chiedere maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani, ha oscurato i siti internet che lo ospitavano, ha messo sotto sorveglianza o arrestato numerosi democratici, come Liu Xiaobo, pure lui ex leader nel 1989, arrestato da dicembre.

Yi è preoccupato per i genitori, 77 e 70 anni, che lo aspettavano per stare insieme, la seconda volta in 17 anni. Ma non si arrende: ora vuole chiedere un nuovo visto d’entrata per visitarli.

fonte: AsiaNews, 12 marzo 2009

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