“Zona economica” della Cina per favorire la piena cooperazione con Taiwan

Pechino vuole creare una “zona economica speciale” (Sez) per favorire gli investimenti da Taiwan con vari benefici, ma anche per sperimentare “importanti riforme” che consentano una sempre maggiore reciproca integrazione economica. Intanto Taipei, dopo essere stata ammessa a partecipare al prossimo incontro dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ammette gli studenti cinesi a frequentare le proprie università.

Il Consiglio di Stato cinese ha approvato ieri la creazione di una Sez nella provincia del Fujian, di fronte all’isola di Taiwan, “visti i recenti importanti miglioramenti nelle relazioni attraverso lo Stretto”. L’esatta estensione della Sez non è ancora definita, ma si prevede che sarà molto estesa e andrà dal Guangdong allo Jiangsu. Oltre a favorire gli investimenti da Taiwan a vantaggio dell’economia locale, Pechino vuole così soprattutto realizzare una sorta di “progetto pilota” per sperimentare una stretta collaborazione economica e sociale con Taiwan, anche in vista di una diversa organizzazione dei reciproci rapporti per valorizzare i legami di sangue, cultura e di altro tipo.

Tra le due parti i rapporti sono ripresi con l’elezione di Ma Yingjeou (nella foto) nel marzo 2008 quale presidente di Taiwan, dopo anni di accesi contrasti tra Pechino e l’ultranazionalista ex presidente Chen Shuibian. Il presidente Ma non insiste per un riconoscimento ufficiale dell’indipendenza di Taiwan, che Pechino non accetta. In cambio sono ripresi i voli aerei e i traffici navali diretti tra i due Paesi, come pure le comunicazioni postali, che prima avvenivano attraverso Hong Kong.

Ora le due parti vogliono favorire una sempre maggiore collaborazione e integrazione economica: ad aprile Pechino ha ammesso le imprese dell’isola a investire in modo diretto in Cina, per la prima volta dopo 60 anni.

Il 30 aprile Taiwan è stata invitata in via ufficiale a partecipare come “osservatore” all’assemblea dell’Oms che inizierà il 18 maggio a Ginevra, cosa che Ma ha definito una “pietra miliare” nel futuro dell’isola, seppure vi partecipi con il nome di “Taipei cinese”, lo stesso usato per le gare olimpiche. Soddisfazione anche a Pechino, dato che Taiwan ha rinunciato a pretendere la partecipazione “di diritto” come membro in quanto Stato indipendente.

Esperti osservano che in una recente conferenza stampa Ma ha valorizzato questa politica di “piccoli passi”: progressivi riconoscimenti di fatto a favore di Taiwan, in cambio della rinuncia (sempre solo in via di fatto) a proclamarsi indipendente. Taipei rompe così un isolamento mortale per la sua vita come nazione (pochissimi Stati e organismi internazionali la riconoscono, per il divieto della Cina che la ritiene una provincia ribelle) e la Cina può accantonare per ora la pretesa di riprendersi l’isola, anche con le armi, perseguendo una strategia di ampio respiro: quella di “assorbire” in via economica Taipei con i suoi “appena” 23 milioni di abitanti. Una situazione di fatto gradita anche dagli Stati occidentali, finora costretti a trascurare i diritti di Taiwan per mantenere i rapporti con Pechino.

Intanto studenti cinesi sono stati ammessi a frequentare l’università a Taiwan, per un periodo di 6 mesi nell’ambito di scambi culturali: fino ad ora i titoli di studio cinesi non erano riconosciuti nell’isola. Si prevede l’arrivo tra 1.000 e 2mila studenti quest’anno. Decisione molto contrastata dal Partito Democratico Progressista, all’opposizione nel parlamento taiwanese, che paventa che questi studenti tolgano posti e lavoro a quelli di Taiwan.

fonte: AsiaNews, 5 maggio 2009

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