«Siamo i discendenti di Gengis Khan, difendiamo la nostra razza dai cinesi»

I mongoli non amano andare in bicicletta «perché ci vanno i cinesi». Al supermercato snobbano frutta e verdura provenienti da Pechino e preferiscono quelle coltivate in patria anche se costano un occhio e hanno il sapore che può avere un prodotto cresciuto in una terra glaciale.

Insomma, i mongoli detestano i cinesi con tutto il cuore. Un odio ancestrale, storico, prima da dominatori (ai tempi di Gengis Khan) poi da sottomessi fino alla «liberazione» sovietica negli anni 20 del Novecento. Ma ora questo sentimento, anzi questo risentimento popolare sta degenerando a Ulaanbaatar, la capitale più fredda del mondo e anche la più tollerante, almeno fino a poco tempo fa. Cioè quando si è costituita un’organizzazione ultranazionalista che ha nello «statuto» la salvaguardia della purezza della razza mongola e che sta raccogliendo sempre più consensi. «SVASTICA BIANCA» – A scanso di equivoci gli adepti hanno scelto come simbolo la croce uncinata e si sono chiamati Tsagaan Khass, svastica bianca. Le intenzioni sembrano perfino lodevoli: lotta alle ingiustizie sociali, alla corruzione e all’indifferenza politica, alla droga, alla prostituzione e al crimine in generale. Si definiscono antiviolenti e si autoproclamano «supporto alla polizia regolare». Ma i loro raduni mettono paura: giacche militari, magliette con svastica, capelli rasati e braccio teso alla nazista. «Adolf Hitler? Un uomo rispettabile – dice convinto “Grande fratello”, nome di battaglia del leader degli Tsagaan Khaas – perché il suo obiettivo era quello di preservare l’identità nazionale. Siamo contro la guerra ma andremo fino in fondo ai nostri diritti». «Dobbiamo essere sicuri che il sangue della nostra patria resti puro. Sarà fondamentale per la nostra indipendenza», aggiunge il 23enne Battur, un convinto apostolo della svastica bianca. «Dobbiamo evitare che gli stranieri, e soprattutto i cinesi, si uniscano alle nostre donne creando una razza nuova, diversa da quella pura generata da Gengis Khan». «TURISTI BENVENUTI» – Una delle attività più frequenti dei nazi-mongoli è quella di irrompere in alberghi e ristoranti per verificare che non ci siano ragazze costrette a prostituirsi. Il vero timore dei mongoli, e non solo degli ultranazionalisti, è quello di finire fagocitati, non solo economicamente, dagli ingombranti vicini cinesi, con forze in campo di 3 milioni di abitanti contro un miliardo e mezzo. Anche per questo tranquillizzano i turisti stranieri, «che sono benvenuti e che sono nostri amici, se rispettano le regole e se non vengono dalla Cina», tengono a precisare quelli della Tsagaan Khass. Anche perché la svastica da queste parti ha un significato molto più morbido, essendo uno dei simboli sacri e benauguranti del Buddhismo presente ovunque, nei monasteri, sulle decorazioni e perfino sui sacchetti del supermercato.

Fonte: Federico Pistone, 5 agosto 2010

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